Mondo Anime

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AKIRA

anime
Neo-Tokyo, anno 2019. La nuova metropoli sorge sulle ceneri dell’antica capitale, distrutta da un’immane esplosione di energia causata dalla perdita di controllo di una misteriosa arma, sviluppata in segreto dell’esercito. Il cosiddetto “Progetto Akira” viene chiuso, ma alcuni esponenti senza scrupoli del governo continuano a finanziarlo di nascosto. Le ricerche, guidate dal fantomatico Colonnello, sono rivolte allo studio delle sconosciute e latenti capacità mentali dell’uomo, e gli esperimenti vengono condotti solo su bambini o giovani adolescenti che manifestano particolari doti. Una genie di mutanti che i militari sperano di poter addestrare e impiegare per i loro biechi scopi, e a cui appartiene anche Tetsuo, un giovane teppista. I poteri di quest’ultimo crescono però oltre ogni aspettativa e si dimostrano ben presto incontrollabili, Tetsuo impazzisce e niente sembra fermare un essere apparentemente invincibile. Ma, forse, potrebbe farlo il suo vecchio amico Kaneda…

Il lungometraggio Akira riveste una particolare importanza nel mondo dell’animazione nipponica, non solo per il proprio valore intrinseco, ma anche per le risorse che ha richiesto, per i traguardi che ha saputo raggiungere e per il ruolo di apripista nel far giungere gli anime in Occidente. Come spesso accade con gli anime, Akira è nato sotto forma di manga, ovvero di fumetto: 1.800 tavole disegnate tra il 1982 e il 1993 sulla rivista «Young Magazine» della casa editrice Kodansha. La serie approda anche negli Usa, in una versione appositamente colorata dall’americano Steve Oliff. Sarà lo stesso autore, Katsuhiro Otomo, a trasporla da fumetto a film in animazione nel 1988.

Il lungometraggio è costato un miliardo di yen, ha richiesto 150.000 cell, l’impiego di 327 colori differenti (50 dei quali creati appositamente), il lavoro di 1.300 animatori, la collaborazione di altre 3.700 persone in ruoli vari, legate a ben 50 studi di animazione. Si è trattato inoltre del primo anime in cui il movimento delle labbra dei personaggi è coordinato con le frasi pronunciate, secondo la tecnica detta lipsynch. L’impatto sul pubblico giapponese è fortissimo, presto copie cominciano a girare anche tra gli appassionati occidentali. Infine Akira viene edito in cassetta anche negli Usa e in alcuni paesi europei, in alcuni casi proiettato anche nei cinema, portando a una rivalutazione generale dell’animazione giapponese, che per lungo tempo era stata tenuta in scarsa considerazione dai distributori. I personaggi ben costruiti e le tematiche scottanti fanno inoltre comprendere come gli anime non siano diretti solo a un pubblico di bambini, ma anche di adulti. In Akira, infatti, Otomo riesce a concentrare i l’incubo della atomica e un certo malessere genarazionale: “quello della bomba atomica è un tema interessante, perché rappresenta uno strumento costruito dall’uomo per distruggere l’uomo”, ha affermato lo stesso autore.

CITTÀ INCANTATA (LA)

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La piccola Chihiro è in viaggio con i propri genitori verso la sua nuova casa. Affascinati da uno strano edificio, nonché affamati, si fermano per dare un’occhiata e cercare del cibo. Si imbattono in una sorta di ristorante all’aperto e, poiché pare deserto, approfittano dei piatti incustoditi. Tutti meno Chihiro, che prefrisce curiosare intorno. Quando torna, la bambina scopre che i genitori si sono trasformati in maiali.

È per lei l’inizio di uno straordinario viaggio in un mondo fantastico, nel tentativo di riportare alla normalità i parenti. Dovrà imbattersi in una moltitudine di strane creature e imparare il senso dell’amicizia. Una favola adulta condita con creature fantastiche e mitologiche, realizzata con un disegno ricchissimo e incantevole. Datato 2001, questo lungometraggio il cui titolo originale è Sen to Chihiro no Kamikakushi è nato all’interno dello Studio Ghibli con soggetto, sceneggiatura e regia di Hayao Miyazaki.

DEZAKI Osamu

artista
Nato nel 1943 a Tokyo, Osamu Dezaki è uno dei più importanti e prolifici registi di anime, in particolare di serie televisive degli anni Settanta. Formatosi nello Studio Mushi di Osamu Tezuka in qualità di disegnatore e direttore dell’animazione, poco dopo passa alla regia divenendo un punto di riferimento della Tokyo Movie Shinsha.

Negli anni Settanta firma la regia di alcuni importanti serial come Rocky Joe, Lady Oscar, Remì, Jenny la tennista. Serie dominate da una forte tristezza di fondo, da personaggi estremamente determinati anche se votati al sacrificio. L’uso frequente del rallenti e di un tratteggio cupo per aumentare il pathos delle scene violente, così come le suggestive sequenze in controluce sono evidenti marchi di fabbrica di Dezaki che li usa abbondantemente. Negli anni Ottanta e Novanta insegna animazione in una major americana, poi torna a lavorare in Giappone. Continua a prediligere le serie, ma firma anche qualche special televisivo e film per il cinematografo, tra cui Golgo 13, dedicato al killer protagonista del manga di Takao Saito.

NINJA

approfondimento
I ninja sono particolari guerrieri del Giappone feudale. Uomini addestrati in arti marziali e tecniche segrete, adibiti principalmente al ruolo di spie, infiltrati, killer. Grazie alle loro caratteristiche, opportunamente coltivate, di silenziosità e segretezza vengono definiti “uomini senza suono, senza odore, senza nome”. I ninja, grazie anche all’aura di mistero che li avvolge, sono spesso protagonisti degli anime.

Capostipite del genere può essere considerato il film del 1959 Shonen Sarutobi Sasuke (“Sasuke il giovane Sarutobi”), in cui il piccolo Sasuke è figlio di un ninja ribellatosi al proprio clan. La serie televisiva Sasuke del 1968, tratta da un manga di Sanpei Shirato, prosegue all’incirca sugli stessi binari, narrando le avventure di un ragazzino ninja che difende i poveri e gli oppressi del Giappone feudale. La serie è ricca dei trucchi e delle tecniche segrete, già ampiamente utilizzate dal cinema dal vero, che hanno reso celebri i ninja in occidente. Personaggi che compiono balzi spettacolari, lanci di shuricane (le stelle di metallo), acrobazie, giravolte attorno ai rami degli alberi, tecniche di camuffamento, velocissimi inseguimenti nei boschi, arti marziali segrete.

Sempre da un manga di Sanpei Shirato nasce la serie del 1969 Ninja Kamui Gaiden (“La leggenda del ninja Kamui”), dal taglio e dal disegno più adulto. Kamui è un ninja disertore braccato dai killer del clan che ha abbandonato. Il personaggio torna a essere protagonista di un anime nel 1985 con Kamui no ken (“La spada dei Kamui”), in cui per una serie di circostanze si ritrova nel Far West.

Decisamente spettacolare è Jubei Ninpocho (in Italia Ninja Scroll) del 1993, grazie a Yoshiaki Kawajiri che lo sceneggia e dirige facendo convivere elementi storici e fantastici. Caratteristica di questo genere di anime è infatti quella di immergere lo spettatore in una affascinante e accurata ricostruzione storica, per poi imbastire trame che non rifuggono elementi magici o comunque irreali.