
CANTO DI NATALE PER DISNEY
Annunciato da Panini (per il mese di settembre, 138 pagine, 24 euro) il volume Canto di Natale, contenente diverse storie a tema natalizio, tra cui Il canto di Natale, di Guido Martina, adattamento del celebre racconto di Charles Dickens.
A noi italiani potrà apparire strano, ma in Inghilterra e nei Paesi anglosassoni in genere esiste una lunga tradizione di storie di fantasmi legate al Natale. In epoca vittoriana, i cittadini inglesi durante il pomeriggio e la notte della vigilia si stringevano vicino al camino acceso e, mentre le fiamme danzavano e all’esterno scendevano copiosi fiocchi di neve, si raccontavano storie di spiriti. Questi racconti, talvolta davvero tenebrosi, avevano il duplice scopo di riunire la famiglia in un momento di festa e di esorcizzare le paure dell’inverno, con il suo freddo e le sue avversità.
Anche gli scrittori rendevano onore alla tradizione, inventandosi di anno in anno nuove storie perché venissero pubblicate in quel magico periodo dell’anno. Tra loro spiccavano penne come Montague Rhodes James, Charlotte Riddell, Sir Andrew Caldecott e Charles Dickens, giusto per citarne alcune. Charles Dickens scrive A Christmas Carol, Canto di Natale, nel 1843 in poco più di due mesi, perché sia pubblicato in tempo per le feste natalizie, come vuole la tradizione. Non è l’unica storia natalizia dell’autore, dato che fa parte di una serie di cinque racconti dedicati al Natale apparsi fino al 1848, ma di certo è la più riuscita e la più famosa.
Il protagonista di Canto di Natale non è una figura edificante, almeno inizialmente. Si tratta del vecchio Ebenezer Scrooge, un finanziere avaro e dal cuore arido, ammesso ne abbia uno. Per questo miope uomo il Natale è solo una perdita di tempo, peggio, un’occasione per sperperare denaro in regali ed eccessivamente dispendiosi pasti. Per questo non si fa scrupoli nel costringere e il suo unico impiegato, il povero Bob Cratchit, a lavorare anche nel giorno dedicato a tale festività. Succede, però, qualcosa di inaspettato: durante la vigilia Scrooge riceve la visita del fantasma del suo defunto socio in affari, Jacob Marley, che lo avvisa del sopraggiungere, previsto per quella stessa notte, di tre spiriti destinati a cambiare profondamente l’animo di Ebenezer.
Canto di Natale diventa quindi la storia di un’evoluzione improvvisa e drammatica, di un’epifania, una rivelazione conseguita con l’aiuto degli spiriti. Nell’antitesi tra il ricco avaro che odia il Natale e il povero impiegato che lo celebra, Dickens porta sulla carta una critica sociale alle evidenti disparità economiche esistenti tra la maggior parte dei cittadini e pochi ricchi fortunati, così come la necessità di riscoprire l’amore e la fiducia verso il prossimo, indispensabile per apportare importanti cambiamenti sociali.
Zio Paperone è stato creato nel 1947 dal fumettista Carl Barks ed è evidentemente ispirato a Ebenezer Scrooge. Tale legame appare evidente già dal suo nome originale, Scrooge McDuck, e si rafforza nel ravvisare nel papero quell’avarizia e quella tendenza ad accumulare denaro che fanno parte del carattere burbero dello Scrooge letterario.