
STORIE DI CALCIO E DI AMICIZIE
Meglio il libro del film. Quante volte abbiamo sentito questa frase? Abbastanza da farla diventare un luogo comune. È vero, spesso i romanzi sono “migliori” (più interessanti, più approfonditi, più emozionanti, più dialogati, ecc.) dei film che ne vengono tratti, ma ci sono delle eccezioni. Per esempio Zamora.
Il romanzo di Roberto Perrone viene pubblicato per la prima volta nel 2003. Nel 2023, venti anni dopo e con Perrone ormai scomparso (da pochissimo), ne viene tratto un lungometraggio per la regia di Neri Marcorè e la sceneggiatura a otto mani di Maurizio Careddu, Paola Mammini, Neri Marcorè, Alessandro Rossi. Ma cominciamo dal romanzo…
Perrone, che è stato anche giornalista sportivo, amava inserire il calcio nei suoi romanzi, soprattutto storie di portieri, e lo ha fatto anche in questo caso, solo che il protagonista è portiere suo malgrado. Walter Vismara è un ragioniere, anche nell’anima, precisino, metodico, abitudinario. Nella Milano del 1963 non gli importa nulla del football, ma per le vicende della vita di cui tutti noi talvolta siamo protagonisti e altre volte semplicemente vittime, si ritrova a lavorare in un’azienda, il cui proprietario, il Tosetti (l’articolo ci vuole, siamo a Milano) è fissato col calcio e costringe i propri dipendenti ad allenamenti e partitelle settimanali, che porteranno alla mitica sfida del primo maggio tra scapoli e ammogliati. No, non pensate a Fantozzi, qui la faccenda è seria, anche se con qualche venatura di ironia, e l’incapace Walter, sbeffeggiato dai compagni, che lo soprannominano sarcasticamente Zamora, e in difficoltà con la collega che gli piace, è costretto a uscire dalla propria zona di comfort e a cercarsi un mentore. Lo trova in un’altra persona in difficoltà, Giorgio Cavazzoni, ex portiere del Milan e della nazionale, caduto in disgrazia a causa di una eccessiva passione per donne e alcol. Gli mancano solo le auto di lusso per adeguarsi alla massima di George Best: «nella mia vita ho speso un sacco di soldi in auto, donne e alcol. Il resto l’ho sperperato». L’incontro tra Walter e Giorgio è inizialmente complesso, ma alla lunga risulterà salvifico per entrambi. Con un prosa semplice ma efficace, a volte troppo stringata, a volte con parentesi troppo lunghe, Perrone mette in piedi una bella storia, dal finale non scontato.
Il film di Marcoré fa di più, allarga la prospettiva e il cast. Aggiunge personaggi, spesso divertenti (molti sono comici prestati al cinema) ma anche umani e sfaccettati, ma soprattutto riesce a rendere estremamente più efficaci e tangibili le atmosfere della Milano anni Sessanta, grazie a una azzeccata colonna sonora e a molti dettagli che si incastrano nella narrazione senza rallentarla.
A proposito, Perrone nel romanzo cita Superman, che fino al 1966 in Italia non esisteva. Era stato infatti ribattezzato Nembo Kid (e la “S” gli era stata cancellata dal petto). Un piccolo errore che non può sfuggire a un lettore di fumetti che un pezzo di anni Sessanta lo ha vissuto. Detto questo, il romanzo resta piacevole e consigliato, anche se, come il Vismara, odiate il calcio.
Perrone torna sul luogo del crimine, il campo di calcio, col successivo romanzo La lunga (riferimento alla nottata passata da un giornalista di turno in redazione). La prosa si fa più sciolta e lo sport rimane elemento importante ma come sovrastrutture, al centro vi è la vita di un giornalista sportivo un po’ anonimo, Giacinto Mortola, ma di gran cuore, e la sua amicizia con un giocatore di calcio più fortunato che bravo, fino a quando la dea bendata lo abbandona e muore in un incidente d’auto. A quel punto qualcosa scatta in Mortola, che si prende un rischio per lui inusuale e nottetempo cambia di sua sponte l’impaginato del quotidiano per celebrare l’amico scomparso. Insomma, la storia di due vite molto diverse che si intrecciano a più riprese.
Infine, almeno da citare l’ultimo scritto di Perrone in ambito calcistico, il romanzo per ragazzi Banana Football Club. Adattato da Otto Gabos in un fumetto, segue la storia di Pierpaolo, un tredicenne milanese mandato a giocare a calcio per dimagrire e socializzare, dove stringe una forte amicizia con il compagno di squadra Nino detto “Foglia Morta”. Insomma, ancora una storia di calcio e, soprattutto, d’amicizia.
