CASA DOLCE CASA

Chiaki Ida è stata un’adolescente felice. Di più: appagata in mezzo a intere collane di letteratura per ragazzi e a un discreto numero di classici dei manga collezionati dalla madre (si va da Versailles no bara di Riyoko Ikeda a La Fenice di Osamu Tezuka). Non è insolito in Giappone, quando si vive a stretto contatto con gli adorati fumetti, immaginarsi nei panni di famosi mangaka. E infatti Ida è una che non perde tempo, disegna subito, durante gli anni di scuola media e superiore, non disdegnando l’arte (pur non avendo la possibilità di studiarla in un istituto) o la frequentazione di musei. Prima di esaudire quel sogno, tuttavia, le occorre il proverbiale tassello mancante: la scintilla o un particolare episodio della vita che la porta dove quel sogno ancora vive. La svolta arriva quando, impiegata ormai da diversi anni in un’azienda, decide coraggiosamente di licenziarsi e riprendere in mano l’antico amore per il disegno, nella consapevolezza che qualcosa nella sua esistenza non tornava: niente più passioni, niente più frequentazioni di cinema, musei o teatri. All’inizio si era trattato di un hobby gestito nei momenti liberi dal lavoro, per poi trasformarsi alla svelta in una produzione costante, soprattutto amatoriale, che la vede disegnare su carta da fotocopia caricando le sue illustrazioni sui social media. Manga o illustrazioni, poco le importa, purché il disegno torni a primeggiare. Il resto sono solo scrupoli di coscienza, dettagli e coloriture in attesa della svolta, che si palesa nel momento in cui le offerte si fanno sempre più serie e in pianta stabile.

Chiaki Ida ora la conoscete meglio anche voi. Da qualche mese infatti Nippon Shock Edizioni ha pubblicato Home Lovers (in originale: Ie ga Sukina Hito, pp. 122, € 15,00), un delizioso volumetto interamente a colori – ma badate bene alle parole, “carineria” è un termine che l’autrice potrebbe non apprezzare – che della vita quotidiana celebra le piacevolezze, gli ozi, i doveri tra indipendenza ed esigenze di ogni giorno. Le protagoniste sono cinque giovani donne. Le loro architetture esistenziali sono proporzionali alle stanze, modeste e spesso di pochi tatami, che chiamano “casa”. Tutte loro hanno organizzato spazi che rispondono agli stati d’animo (magari mentre le stagioni si passano la staffetta) e a necessità quotidiane e vitali, come la preparazione del pasto o di dolcetti tipici della cucina giapponese. Sono spazi di reciproca inclusione, spazi che entrano in simbiosi con l’abitante: è il caso di Kae, la quale “appena tornata a casa tende a essere risucchiata dal kotatsu”.

Diventato un bestseller in patria, con oltre 200 mila copie vendute, Home Lovers trova un punto di forza nelle illustrazioni di Ida, disegni ben accetti in un habitat propriamente fumettistico, tra vignette piccole e grandi, balloon e pensieri sciolti delle protagoniste, ma perfetti anche in solitaria come espressione visiva del tema trattato dall’autrice. Che è poeticissima nella scelta dei colori, in modo da creare cinque diverse gradazioni domestiche e narrative, e genuina nell’esposizione di pensieri, riflessioni e discorsi che solitamente uno intrattiene con se stesso mentre lavora, cucina o si rilassa davanti a un film. Le cinque giovani li snocciolano con parsimonia, giusto per non perdere tempo, perché le pagine devono essere poche altrimenti si diventa manieristi e noiosi. Sono riflessioni che talvolta si atteggiano a suggerimenti o utili consigli al lettore: cosa preparare per pranzo e come. Una sorta di ricettario dell’anima che è una ulteriore dichiarazione d’amore da parte di Ida per queste tranches de vie, imbevute in un quotidiano placido, silenzioso e quasi immobile. Un tema quello della quotidianità e dell’intimità dei singoli, quasi dominante, e che torna con regolarità nei lavori della disegnatrice. Se Home Lovers traccia la vita di cinque sconosciute partorite dall’immaginazione, in Tatoeba no Hanashi (“Parlando per assurdo”) e nel saggio-manga Gohan ga Tanoshimi (“La gioia del cibo”) l’autrice è uscita allo scoperto parlando finalmente di se stessa. —Mario A Rumor