DREAMS ON! Un’antologia vietnamita

DREAMS ON! Un’antologia vietnamita

DREAMS ON! Un’antologia vietnamita

Il fumetto vietnamita vanta perle a fumetti tutte da scoprire. Come l’antologia «Dreams On!”, volume di grandi dimensioni e alta filiazione (270 pagine) che contiene cinque storie di altrettanti autori. Inedita in Europa, si spera ancora per poco, dove i dirigi di pubblicazione sono gestiti dall’agenzia mangarights.com. Ecco i contenuti della prima uscita:

LABIRINTH di Lam Hoang Truc

Ogni 20 anni, madre e figlia sono costrette a partire, seguendo il fiume alla ricerca di un altro mondo. Non possono tornare indietro, non possono più rivedere i loro cari, non sanno dove il viaggio le condurrà. Cercheranno di sopravvivere finché il mondo non sarà ridotto in cenere.

ECHO OF REBIRTH di Nachi

L’avvincente vicenda di una piccola anima che lotta per sopravvivere in un mondo ostile e imprevedibile. Guidata dagli dei e da alleati coraggiosi, si avventura da Nord a Sud, affrontando prove emozionanti e decisioni cruciali. Ogni sfida svela una più profonda conoscenza di sé, rivela l’essenza della vita e i sogni irrealizzati dell’anima.

SUNSHINE IN THE HEART di PlaSma

Tam è una studentessa delle medie con una vita equilibrata ma che si annoia costantemente. Alla vigilia dell’esame di ammissione al liceo, scopre di avere una compagna di classe simile a lei sia nel nome che nell’aspetto, ma inferiore in ogni altro aspetto. La storia narra il percorso di scoperta e miglioramento personale di due amiche apparentemente simili ma in realtà molto diverse, e la psicologia dei ragazzi sotto pressione per gli esami.

SEA OF ASHES di Nguyen Thanh Vu

Una storia fantasy ambientata in un mondo sconosciuto. Lì, la terra su cui gli umani sono abituati a camminare non esiste più. Non c’è più la vecchia vita, non c’è più la protezione di Madre Terra. Cosa dovranno fare i sopravvissuti per continuare a vivere?

HIDDEN BEHIND THE SUN di Dr. Smiley

Una storia fantasy che narra la strana lotta di un soldato nell’aldilà. Quale sarà il destino di quel soldato senza nome quando si troverà ad affrontare le leggi estremamente dure di un mondo oscuro e crudele?

IL GIOCO DI VALENTINA

IL GIOCO DI VALENTINA

IL GIOCO DI VALENTINA

Guido Crepax (1933-2003) oltre che un ottimo fumettista e illustratore è stato un grande amante dei giochi, a tal punto da realizzarne diversi. Vanno ricordati i suoi soldatini di carta e i giochi legati agli stessi, come la battaglia di Waterloo. Ma anche giochi come quello sulla box. Valentina, invece, è stata protagonista di una sorta di gioco dell’oca, intitolato “Cosa mi metto?”, venduto nei negozi e nelle boutique di abbigliamento, poiché incentrato proprio su quali abiti indossare. In bianco e nero in Italia, il gioco è apparso anche in Spagna ma in versione colorizzata. Ora è un cimelio da cercare nell’usato e sulle piattaforme di vendita.

C’ERA UNA VOLTA IL GIAPPONE

C’ERA UNA VOLTA IL GIAPPONE

C’ERA UNA VOLTA IL GIAPPONE

Tutte le apocalissi si somigliano, ma non tutte le civiltà si rialzano allo stesso modo. Manga e anime hanno spesso tratteggiato mondi post-apocalittici, proponendo geografie o ordini sociali stravolti. Talvolta sono audaci ed epici, più spesso traumatici. Anche il disegnatore Ikka Matsuki si è inserito in questo solco e il suo “Nippon Sangoku – I Tre Regni del Giappone” propone un’ipotesi grande quanto l’intero Arcipelago. Ha cucito addosso alla sua storia un “C’era una volta il Giappone” guardando al passato non con nostalgia, ma con insolito fervore antropologico: un retaggio su cui innestare e far ripartire il nuovo mondo. Le cause scatenanti sono i classici del genere — guerre, catastrofi climatiche, crisi economiche e malgoverno —, caratteristiche che oggi hanno un appeal meno “fantascientifico” e distopico, configurandosi come reali minacce per tutti noi.

In “Nippon Sangoku – I Tre Regni del Giappone”, Mitsuki ha immaginato un futuro prossimo in cui il Paese ha assistito al collasso della civiltà, tornando ai livelli dell’Era Meiji. Il territorio è diviso in tre grandi regni (Yamato, Buō, Seii), ognuno dei quali animato da propositi espansionisti. Dopo aver tragicamente perso la moglie, il funzionario locale Aoteru Misumi, armato di una vasta cultura e di una dialettica che si rivela micidiale, lascia il villaggio. Non è alla ricerca di una semplice vendetta contro l’uomo colpevole della morte della moglie, il ministro Taira no Denki, ma progetta di riunificare egli stesso il Paese e cancellare ingiustizia e corruzione.

Ikka Matsuki, classe 1994, è cresciuto con il mito di “Naruto” e con un approccio quasi incosciente  verso l’arte del fumetto, privo inizialmente di solide basi tecniche: dell’esistenza di un “mestiere” di mangaka ci arriva infatti in una fase avanzata della sua conoscenza dei manga. Afferma nelle interviste di non essere un lettore onnivoro di manga (oltre al titolo citato, l’altro colpo di fulmine è stato “Initial D”). Si proclama appassionato di videogiochi ma, a dispetto di questo profilo biografico essenziale, è la mai sopita passione per la Storia ad aver cambiato in meglio il suo destino. Impegnato a inizio carriera nei disegni del manga “Shikibu I Love You” (2020, scritto da Yasumi Miko e ispirato all’autrice del “Genji Monogatari”), si è riavvicinato allo studio di testi e documenti storici, decidendo di dare vita a “Nippon Sangoku” dopo la prematura cancellazione della sua opera precedente “Bukuro Kicks”.

Apparso a puntate sull’App MangaONE di Shogakukan dal novembre 2021, il manga ha superato il milione di copie vendute; in Italia è pubblicato da Dynit Manga (giunto al quinto volume). È certamente un fumetto “con i controcosiddetti”, sia per i temi trattati, che spingono il lettore a dibattiti e riflessioni, sia per la realizzazione tecnica: niente retini, contorni marcati dei personaggi, e una decisa adesione al realismo. Nella versione originale, i dialoghi sono infarciti di dialetti regionali per restituire la complessità geografica del Giappone; una scelta coraggiosa che talvolta costa all’autore rimproveri o precisazioni dai lettori più pignoli. Risulta molto riuscita la caratterizzazione dei personaggi: nonostante una direzione grafica uniforme che non indugia in virtuosismi estetici, Matsuki infonde loro una grande profondità morale. Perfino gli antagonisti come Taira no Denki vengono presentati sotto una luce complessa e sfaccettata.

Dallo scorso 5 aprile, “Nippon Sangoku” è diventato una serie animata co-prodotta da Amazon MGM Studios con Studio Kafka, e disponibile in streaming su Prime Video (il doppiaggio italiano è a cura di Pumaisdue). Una serie già amatissima, apprezzata per la vicinanza stilistica con il manga ma capace di aggiungere ambizioni spettacolari e colti riferimenti al cinema. Di colpo, quel futuro prossimo non è più solo un capitolo di Storia che genera ansia, ma si è trasformato in un’odissea esistenziale avventurosa e appassionante. —Mario A Rumor

Immagini: © Ikka Matsuaki/Shogakukan © Ikka Matsuki / Shogakukan, NIPPON SANGOKU Partners

LUPIN III – LA STIRPE IMMORTALE IN BLU-RAY

LUPIN III – LA STIRPE IMMORTALE IN BLU-RAY

LUPIN III – LA STIRPE IMMORTALE IN BLU-RAY

Essere o non essere, Lupin III. Il quesito shakespeariano combacia alla perfezione con l’idea del celebre personaggio creato da Monkey Punch, così come lo abbiamo visto volteggiare in questi anni da una parte all’altra dello schermo. Da un lato ci sono le serie televisive prodotte da Telecom Animation Film, in cui la giacca del ladro gentiluomo si è tinta di blu e verde tra pellegrinaggi avventurosi in Italia, Francia e Inghilterra; dall’altro spiccano i mediometraggi diretti da Takeshi Koike. Già protagonista nel 2012 come character designer de Lupin the Third – La donna chiamata Fujiko Mine, Koike è oggi in pole position grazie alla trilogia incentrata sui singoli membri della banda Lupin, a cui si è aggiunto in extremis un episodio dedicato all’ispettore Zenigata. Quest’ultimo fa da preludio a Lupin III – La stirpe immortale (in originale: “Lupin The Third The Movie – Fujimi no Ketsuzoku”), opera che ha riacceso la passione dei fan segnando il ritorno in sala con un lungometraggio in animazione tradizionale a trent’anni di distanza da Lupin III – Dead or Alive (1996). Il film di Takeshi Koike è una folgorazione sulla via dell’hard boiled più sfrenato, capace di onorare il personaggio originale immaginato da Monkey Punch. Uscito nelle sale giapponesi nell’estate del 2025, il film è stato distribuito anche in Italia da Plaion Pictures lo scorso dicembre, ed è ora disponibile in Blu-ray.

Accompagnato dalla premessa del regista, che lo definisce un Lupin «che nessuno ha finora mai visto», il film riprende le fila dei mediometraggi puntando verso una plausibile conclusione e un epilogo neanche tanto sorprendente. A bordo di un aereo diretto verso il Triangolo delle Bermuda, Lupin e compagni tentano di risalire al responsabile che sta dietro gli attacchi subiti per mano di pericolosi sicari, ma un atterraggio di emergenza li scaraventa su un’isola non segnata nelle mappe. Il luogo appare come un’immensa discarica di armamenti bellici tra ordigni nucleari in disuso, carri armati arrugginiti e carcasse di velivoli. Presto i protagonisti si accorgono di non essere soli: decine di “uomini rifiuto”, un tempo reclutati e utilizzati come armi, vagano tra la spiaggia e la giungla, assaltandoli senza tregua. Rimasto separato dal gruppo, Lupin si imbatte in una strana ragazzina e in un individuo imponente di nome Muom, che sembra impossibile da uccidere. Il tempo intanto scorre inesorabile: la nebbia che avvolge l’isola è un veleno letale che non lascia scampo a chi lo respira per più di 24 ore.

Nessuno si attendeva incassi sorprendenti – e infatti in patria ha superato di poco i 165 milioni di yen, una cifra modesta – in virtù di un progetto non pianificato a tavolino, ma cresciuto per accumulazione di consensi dopo il primo mediometraggio Lupin III – La lapide di Jigen Daisuke. Ciò che ha elettrizzato davvero gli appassionati è il ritorno in grande stile all’animazione tradizionale e l’aggancio diretto (forse prevedibile) con un caposaldo della serie, La pietra della saggezza (1978), considerato un capolavoro in cui si intrecciano messaggi politici e filosofici. Pur deludente sotto alcuni aspetti, colpevole una narrazione vincolata al “mood” dei precedenti Oav, La stirpe immortale segna un trionfale rientro nell’artigianato fatto a mano. Merito della perizia di Katsuhito Ishii (già autore del segmento animato di Kill Bill Vol. 1), a cui è stato affidato il concept, spesso senza fornire a Koike approfondimenti nelle scelte e nell’evoluzione del climax narrativo. C’è infine quel clima di benvenuto a un “vecchio amico” che si è respirato sia al gala di ringraziamento allo Shinjuku Wald di Tokyo, il 2 agosto 2025, sia nella partecipazione entusiasta dei B’z: la rock band che ha composto il tema The IIIRD Eye guardando alle sonorità jazz del compositore storico di Lupin III Yuji Ohno. Il Blu-ray distribuito da Anime Factory (Plaion Pictures) offre risicati contenuti rispetto all’edizione giapponese, limitandosi a Teaser, Original Preview e una cartolina con il bellissimo poster originale del film. —Mario A Rumor

Immagine: © Monkey Punch All Rights Reserved. © TMS All Rights Reserved

IL TENUE COLORE DELLE STORIE

IL TENUE COLORE DELLE STORIE

IL TENUE COLORE DELLE STORIE

Le storie postolocausto non rappresentano certo una novità per la fantascienza, scritta, disegnata o filmata che sia. Il manga Il tenue colore della fine, serie a firma Haruo Iwamune (Planet Manga), tuttavia riesce a fornire una visione personale al filone, melanconica e a tratti persino poetica. Racconti parzialmente autoconclusivi il cui fil rouge è dato dalla protagonista, una ragazza non del tutto umana (ma non vi svelo niente, leggete il volume) che, in compagnia di uno strano animaletto, percorre luoghi desolati e devastati alla ricerca di sopravvissuti. Il viaggio è solitario e le rare “presenze” in cui si imbatte sono perlopiù artificiali (ma questo significa prive di coscienza?). La protagonista, spesso più osservatrice che attrice, si interroga sul destino del mondo e degli uomini, in tavole dove dominano i grigi, come è giusto che sia, vista la decadenza e solitudine che ormai avvolge il mondo, nel quale sembrano, stranamente, assenti anche forme di vita animale. Che cosa troverà la protagonista alla fine del suo viaggio? Lo scopriremo leggendo. Per finire una nota sull’edizione, decisamente buona dal punto di vista cartotecnico, ma, come ormai purtroppo d’uso presso molti editori, senza alcuna introduzione o nota sull’autore, insomma povera.

A CAVALLO CON IGORT

A CAVALLO CON IGORT

A CAVALLO CON IGORT

Prima che un libro, “A cavallo con i poeti” di Igort (Einaudi, 128 pagine, 19,50 euro) è un oggetto. Nel senso migliore del termine. Con la sua carta spessa, color avorio, la copertina rigida, la sovracopertina che lo avvolge (il disegno passa dalla cover alla quarta di cover), l’aspetto solido e compatto, è uno di quei libri che ti piace toccare, sfogliare, annusare, per poi esporre in bella vista in libreria. Sensazioni che un ebook non potrà mai dare. E il contenuto non è da meno. Via di mezzo tra diario personale, saggio sul Giappone (in particolare su Hokusai) e illustration book, è intriso dell’amore che l’autore nutre per il Sol Levante. Testi sintetici, a tratti poetici, sono accompagnati da illustrazioni splendide (e rare fotografie vintage) che immortalano i luoghi visitati dall’autore, che a Tokyo ha vissuto e che in seguito ha intrapreso un viaggio per località meno urbane, più agresti, più lontane. Ne esce un affresco colto e romantico del Giappone, o almeno di una parte di esso. Già perché Igort ne ha vissuto, amato e descritto i lati più tranquilli, più romantici e tradizionali. Non si trova nelle sua pagine, per volontà o meno, riferimento alla frenesia delle metropoli, allo stress dei salaryman, alle folle cittadine. Perché Igort vive il Giappone con i benefit concessi al gaijin, lo straniero, l’artista. Emblematico in questo senso un passaggio, nel quale Igort dice a Yuka (una dipendente della casa editrice Kodansha, per cui anche Igort lavora) “bella la vita a Tokyo”. E la donna gli risponde “è bella la TUA vita a Tokyo”. Detto ciò, il volume resta consigliatissimo, scorcio su un Giappone del passato e del presente che sa ancora incantare chi lo guarda con occhi curiosi e desiderio di comprendere.