LA TOMBA DELLE LUCCIOLE

È meritata la riappropriazione del film La tomba delle lucciole (Hotaru no haka, 1988) alla sfera cultuale più elevata di classico dell’animazione. Il recente successo nelle sale italiane (oltre 630 mila euro d’incasso con Lucky Red) suona come un necessario risarcimento morale che si deve a un autore, Isao Takahata, troppo spesso oscurato nel cuore degli appassionati dal collega Hayao Miyazaki. Ne è passato di tempo dalla prima, storica apparizione in videocassetta per Yamato Video nel 1995. Lo shock culturale di quel racconto, la drammatica bellezza di immagini affacciate sull’abisso della Seconda Guerra Mondiale e su un’infanzia devastata dall’indifferenza degli adulti, sono diventati un motore emotivo per intere generazioni. Il film e le sue tematiche – comprese quelle appiccicate d’ufficio dagli spettatori che non sempre collimano con le reali intenzioni di Takahata – restano un appuntamento sacro anche per chi non segue abitualmente gli anime giapponesi. Perché questo è uno di quei rari casi cinematografici in cui ogni visione sembra la prima: le emozioni si rigenerano e l’empatia per Seita e Setsuko torna ogni volta come un moto ondoso irrefrenabile. Un impatto oggi amplificato dall’eccellente edizione Lucky Red, che vanta la nuova traduzione di Francesco Nicodemo, l’adattamento di Roberto Bonuglia e la direzione del doppiaggio di Alessandro Rossi, con le voci vibranti di Valeriano Corini e Luna Tosti.

In un’epoca di social frenetici e distrazioni digitali, il capolavoro di Takahata torna a interrogarci con la forza di un classico che non ha perso un briciolo del suo splendore drammatico. La coincidenza di trovarci per l’ennesima volta travolti da conflitti globali ha chiaramente innalzato il film a manifesto contro la guerra. Torna tuttavia utile rileggere la storica intervista al regista pubblicata dal mensile «Animage» nell’estate del 1987. In quel dialogo con Takahata, seduto accanto ad Akiyuki Nosaka (1930-2015) – autore del racconto parzialmente autobiografico Hotaru no Haka oggi riproposto da Kappalab – emerge la vulnerabilità di ogni etichetta pre-impostata. Due testimoni, e sopravvissuti, della guerra con una precisa idea delle “finalità” dell’opera; due artisti capaci di trovare un compromesso per realizzare una trasposizione ritenuta impossibile per ricostruzione storica e complessità psicologica dei personaggi. La tragedia di Seita e Setsuko non è figlia solo delle bombe incendiarie che piovono sulla città di Kobe, ma è il peccato di un isolamento volontario: la scelta di Seita di non sopportare le umiliazioni della zia e di rifugiarsi in un “paradiso per due” è il motore immobile della vicenda. Una critica sottile alla modernità, dove il desiderio di preservare un’intimità incontaminata collide fatalmente con una realtà che non ammette deroghe alla sopravvivenza collettiva. Seita non è un eroe da manuale: lo stesso Nosaka non riuscì a perdonare l’ipocrisia dell’alter ego letterario nel tentativo, quasi assurdo, di salvare la sorellina. Le visioni di regista e scrittore si amalgamano così in un’opera unica, attenta a non tracimare nel didascalico, confinata in un limbo che lascia al pubblico la libertà di formulare riflessioni personali.

Dopo il successo in sala, il film è ora disponibile per Lucky Red in una Collector’s Edition in steelbook (Blu-ray e Dvd) che include extra di rilievo: dall’intervista a Takahata (18’) al video promozionale (15’) che coinvolge anche la produzione de Il mio vicino Totoro, il film di Miyazaki distribuito nei cinema assieme alla Tomba, fino agli storyboard integrali (85’) e a due scene tagliate. Doppio audio italiano e giapponese, con sottotitoli in italiano per un’edizione definitiva che non smette di parlare al nostro cuore. —Mario A Rumor