
A CAVALLO CON IGORT
Prima che un libro, “A cavallo con i poeti” di Igort (Einaudi, 128 pagine, 19,50 euro) è un oggetto. Nel senso migliore del termine. Con la sua carta spessa, color avorio, la copertina rigida, la sovracopertina che lo avvolge (il disegno passa dalla cover alla quarta di cover), l’aspetto solido e compatto, è uno di quei libri che ti piace toccare, sfogliare, annusare, per poi esporre in bella vista in libreria. Sensazioni che un ebook non potrà mai dare. E il contenuto non è da meno. Via di mezzo tra diario personale, saggio sul Giappone (in particolare su Hokusai) e illustration book, è intriso dell’amore che l’autore nutre per il Sol Levante. Testi sintetici, a tratti poetici, sono accompagnati da illustrazioni splendide (e rare fotografie vintage) che immortalano i luoghi visitati dall’autore, che a Tokyo ha vissuto e che in seguito ha intrapreso un viaggio per località meno urbane, più agresti, più lontane. Ne esce un affresco colto e romantico del Giappone, o almeno di una parte di esso. Già perché Igort ne ha vissuto, amato e descritto i lati più tranquilli, più romantici e tradizionali. Non si trova nelle sua pagine, per volontà o meno, riferimento alla frenesia delle metropoli, allo stress dei salaryman, alle folle cittadine. Perché Igort vive il Giappone con i benefit concessi al gaijin, lo straniero, l’artista. Emblematico in questo senso un passaggio, nel quale Igort dice a Yuka (una dipendente della casa editrice Kodansha, per cui anche Igort lavora) “bella la vita a Tokyo”. E la donna gli risponde “è bella la TUA vita a Tokyo”. Detto ciò, il volume resta consigliatissimo, scorcio su un Giappone del passato e del presente che sa ancora incantare chi lo guarda con occhi curiosi e desiderio di comprendere.
