SHERLOCK HOLMES NEI MANGA

Lo scorso dicembre Piramide di paura (Young Sherlock Holmes, 1985) di Barry Levinson, prodotto da Steven Spielberg, ha festeggiato i suoi quarant’anni, confermandosi uno dei cult degli anni ’80 più amati (e talvolta discussi) di sempre. Proprio in questi giorni, su Prime Video è approdato un “erede” televisivo in otto episodi prodotto da Guy Ritchie: Young Sherlock. Qui il futuro detective è un giovanotto scavezzacollo incapace di stare al suo posto, affiancato nientemeno che da un giovane James Moriarty. Ma come viene rielaborato il celebre personaggio di Arthur Conan Doyle nei fumetti giapponesi? Il terreno appare incredibilmente fertile, capace di rielaborare il mito del geniale investigatore attraverso lenti estetiche e narrative sempre diverse. Anche restando sul piano puramente illustrativo – quello delle numerose traduzioni dei romanzi – si assiste a un fermento creativo che spesso si avvale di collaborazioni speciali per rinverdire la leggenda. Un esempio emblematico è avvenuto la scorsa primavera, quando la casa editrice Hayakawa Shobo, nota per le sue edizioni di Conan Doyle, ha collaborato con il Salon Christie a Chiyoda-ku (Tokyo) organizzando un “Evening Tea” ispirato ai romanzi di Sherlock Holmes. Grazie alla consulenza del critico Masamichi Higurashi, i fan hanno potuto gustare muffin ai semi d’arancia, curry di agnello e insalate “della Lega dei Capelli Rossi”.

Le trasposizioni manga appaiono quasi sempre fedeli al materiale originale, spesso cavalcando il successo di altri media: è il caso dello Sherlock di Jay, adattamento della popolare serie TV della BBC con Benedict Cumberbatch (anche se non figura tra i nostri titoli del cuore). Esistono poi opere più sperimentali, plasmate per il gusto del pubblico giovane come Moriarty the Patriot (Panini Comics), disegnato da Hikaru Miyoshi e adattato in anime da Production I.G con la regia di Kazuya Nomura. Qui la prospettiva viene ribaltata rendendo l’antagonista di Holmes un antieroe rivoluzionario nella Londra vittoriana. Il processo di creazione del manga è particolarmente interessante: Miyoshi ha fatto tesoro della sua precedente esperienza su PSYCHO-PASS lavorando su due fronti principali. Da un lato, la caratterizzazione dei personaggi che, dall’imprinting originario dei romanzi, ha virato in direzione di personalità più sfaccettate; dall’altro, la ricostruzione dell’Inghilterra del XIX secolo, in un delicato equilibrio tra precisione storica ed efficacia narrativa per non perdere l’attenzione dei lettori. Manga e anime, in un raro esempio di reciproca intesa artistica, hanno reso Moriarty the Patriot un prodotto doppiamente intrigante.

Riflettendo sulle opere del passato, il pensiero corre a Osamu Tezuka e al suo omaggio al genio di Baker Street in Shōnen Tantei Rock Holmes (1949). Un giovane Shōtarō Ishinomori realizzò Madara no Himo (1956) per «Shōjo Club», ispirato al racconto The Adventure of the Speckled Band (“L’avventura della fascia maculata”, 1892). Sebbene lo stile d’esordio fosse forse troppo esagerato e infantile per una “camera chiusa” dalle atmosfere cupe, segnò l’inizio di un legame duraturo: quarant’anni dopo, infatti, Ishinomori supervisionò la collana Manga-ban Sherlock Holmes Zenshū (“Sherlock Holmes – L’opera completa a fumetti”, Kuman Shuppan, 1996), fedelissima ai testi originali e disegnata dal suo assistente Morihiko Ishikawa (1951, vero nome Norihiko, cambiato in onore del maestro). Morihiko, giusto per restare in tema “giallo” inglese, è autore di manga ispirati a tre romanzi di Agatha Christie: La serie infernale, Delitto in cielo e Istantanea di un delitto. Tra le altre curiosità meritano una menzione Christie High Tension (2006) di Kaoru Shintani, storia a fumetti apparsa su «Comic Flapper» incentrata sulla nipote di Holmes, e le due opzioni per “rivedere” a fumetti le avventure animate de Il fiuto di Sherlock Holmes: il manga di Hatsuki Tsuji edito da Kappalab, e la raccolta anni ’80 tratta da «Il Giornalino» recentemente ripubblicata da Sprea Editori. Ovviamente il pilastro del genere resta lui: Detective Conan di Gōshō Aoyama. Un’opera che rappresenta la congiunzione vivente del poliziesco, fondendo in un unico corpo (di ragazzino) la tradizione anglosassone di Doyle e quella giapponese di Edogawa Ranpō. —Mario A Rumor