IL GENJI MONOGATARI SECONDO WAKI YAMATO

Asaki Yumemishi è la prova che gli shojo manga non sono banali fumetti o svenevolezze romantiche. Il capolavoro disegnato da Waki Yamato, pubblicato in Italia da J-Pop con il titolo La storia di Genji, è l’adattamento a fumetti del caposaldo della letteratura giapponese Genji Monogatari di Murasaki Shikibu scritto intorno all’anno Mille. L’opera viene proposta ai lettori italiani nell’edizione Kodansha del 2021 in sette volumi, uscita in Giappone per celebrare i 55 anni di carriera della disegnatrice. Ci vuole un immenso coraggio, e parecchia ostinazione, a trasformare in vignette uno dei classici immortali della letteratura giapponese. Waki Yamato però, una volta ha detto una cosa saggia: con un singolo disegno, i fumetti permettono di capire tutto all’istante. Lo ha dichiarato durante un evento speciale al Metropolitan Museum of Art di New York nel 2019, in cui la sua arte fu celebrata nella mostra “The Tale of Genji: A Japanese Classic Illuminated” con l’esposizione di alcune tavole originali. Il tema supremo che il Genji Monogatari a fumetti trascina con sé non faticherebbe a trovare posto tra i versi solenni e quasi mistici della canzone The Power of Love dei Frankie Goes to Hollywood. Racconta l’amore impossibile di Hikaru Genji, figlio dell’Imperatore, per la moglie di quest’ultimo, Fujitsubo, e del suo tentativo di disfarsi di quella ossessione intrecciando relazioni con altre dame, fino al giorno in cui incontra una fanciulla somigliante alla sua amata. Si semplifica, per amore di sintesi. Ovviamente il Genji Monogatari è un “Colosso di Rodi” letterario che va assaporato una pagina alla volta (nell’edizione italiana Einaudi vanta la traduzione di Maria Teresa Orsi, massima esperta della materia), ed è molto più stratificato di così.

A proposito di Asaki Yumemishi, osserva bene Aki Maekawa, redattrice di testate femminili: i personaggi di Waki Yamato sembrano aver ricevuto un soffio vitale capace di liberarli dall’insopportabile artificiosità della finzione. Nella sua lista delle priorità d’artista e di impavida “traduttrice a fumetti”, Yamato ha voluto rassicurare se stessa e i lettori concependo personaggi dall’indole moderna, e obbedendo all’input femminista dell’opera letteraria. Lo ha fatto rispondendo alla domanda: “Se vivessero oggi, come si comporterebbero?”. Questa imposizione, pur nel rispetto dell’originale, ha facilitato l’immedesimazione, intercettando debolezze, timori e ansietà universali. Con impeto quasi materno, Yamato ha permesso che i personaggi aprissero un varco oltre la vignetta, invitando chi legge ad ammettere: questo personaggio un po’ mi somiglia. Ciò vale in particolare per le figure femminili perché, come apprendiamo dalle sue passioni e da opere celebri come Una ragazza alla moda, la mangaka ammira profondamente le donne che sanno parlare con fermezza.

Il periodo Heian, in cui il racconto prende vita, raramente è stato così ospitale come tra le tavole di Asaki Yumemishi. L’intero processo creativo del manga è affascinante: un viaggio iniziato in solitaria nel 1979 — dopo il diniego di alcuni amici della disegnatrice a collaborare al progetto — e fondato su uno studio rigoroso del testo. Waki Yamato si è immersa nell’opera prima attraverso le traduzioni moderne, poi affrontando l’originale in giapponese antico (impresa tutt’altro che semplice), leggendolo ad alta voce quasi per evocarne scenari, personaggi e stati d’animo. Un’esperienza sensoriale di avvicinamento e approfondimento del testo che si è concessa alcune licenze, come l’incipit, scelto per esaltare la storia del bellissimo fanciullo dalle maniere raffinate che porta nel cuore il lutto per la madre. La ricostruzione storica della mangaka è stata meticolosa: consultazione degli antichi rotoli, pellegrinaggi al Palazzo Imperiale di Kyoto per scattare foto e una ricerca documentale incessante per restituire fedelmente gli abiti dell’epoca. Ne è scaturita un’opera sontuosa, meravigliosa e toccante, capace di superare recinti generazionali e di genere, e di raggiungere vendite impressionanti (oltre 18 milioni di copie). Il lascito artistico di Waki Yamato continua a vibrare ancora oggi: nel gennaio 2022 l’attore e regista di kabuki Kazutaro Nakamura ha messo in scena META Kabuki: Genji Memories, che sfrutta la CGI per gli sfondi scenografici digitali, impressionando la stessa disegnatrice.

L’edizione italiana di J-Pop, tradotta da Christine Minutoli, è impreziosita da splendide illustrazioni a colori, presenti sia in apertura di capitolo sia nella galleria in calce al volume. Il tutto è arricchito, nel volume 1, da un saggio di Luca Milasi (Università del Tōhoku), un ulteriore approfondimento nel capolavoro di Murasaki Shikibu tra storia, letteratura e fumetto. Asaki Yumemishi, proprio come la sua matrice letteraria, è un’opera che rifiuta di restare confinata in un solo luogo e rimane, a oggi, la più vivida rappresentazione a fumetti del mito di Genji. —Mario A Rumor