TRE DOMANDE A JOHN BUSCEMA

TRE DOMANDE A JOHN BUSCEMA

TRE DOMANDE A JOHN BUSCEMA

Intervista realizzata a fine anni Novanta all’americano John Buscema (1927-2002), una delle colonne portanti della Marvel classica.

I suoi personaggi sono sempre muscolosi, fortissimi, dal fisico possente… Si tratta di una scelta precisa?

In America si fa così. I personaggi più amati sono i supereroi e i supereroi sono più che uomini. Più muscoli ci metto più la gente compera.

In più interviste ha detto di non amare l’Uomo Ragno e di preferire Conan, ma cosa pensa di Silver Surfer, uno dei suoi personaggi più famosi?

Mi piace Silver Surfer. È un personaggio che amo perché mi dà l’opportunità di disegnare la figura umana in posizioni differenti dal solito, questo grazie al suo surf spaziale.

Dopo tanti anni di attività, le piace ancora disegnare?

Sì, ma non i fumetti. Preferisco dipingere. In passato, tra il 1960 e il 1965, ho fatto anche molte copertine di riviste. Mi piacerebbe disegnare anche i fumetti, se solo mi dessero più tempo. Devo fare una storia in due settimane, quando invece avrei bisogno di due mesi.

TRE DOMANDE A FABIO BERTI

TRE DOMANDE A FABIO BERTI

TRE DOMANDE A FABIO BERTI

Intervista realizzata a gennaio 2026 all’italiano Fabio Berti (classe 1996).

 

Tu hai lavorato sia per l’Italia sia per la Francia e ultimamente collabori anche con uno studio d’animazione. Quali differenze hai riscontrato in queste realtà lavorative e dove ti trovi meglio?

L’ animazione è un mondo a sé stante e attualmente ho maturato una sola esperienza in quel mercato, che non mi permette di trarre conclusioni, ma ho avuto subito una bella impressione: orari di lavoro ben precisi al di quale non si sfora, un’ organizzazione più precisa di quella trovata nel fumetto ed una paga leggermente superiore.

Per quanto riguarda l’ambiente fumettistico invece, la Francia offre prospettive di compenso nettamente migliori, con anche una valorizzazione maggiore degli autori.

I contratti non sembrano creati ad hoc dagli editori per favorire se stessi come in Italia, piuttosto come una forma che tutela entrambi in maniera equa.

Oltre a ciò ci sono tantissime dinamiche come ad esempio trasferte, viaggi ed alloggi pagati dall’editore che in Italia sono impensabili (tranne rari esempi ).

 

Ti sei cimentato con fumetti dalla forte connotazione storica (Dago, samurai). Ambientazioni e costumi rappresentano un problema (documentazione, ecc.) o risultano più stimolanti per un disegnatore?

Dipende sempre dove ognuno trova la propria zona di comfort, io ho sempre letto e amato il fumetto storico, però bisogna riconoscere che è un bello sbattimento! Bisogna sempre avere sotto mano molteplici reference quando si disegna (per le fisionomie, i costumi, le ambientazioni, ecc…) e questo rende sicuramente meno dinamica la fase di disegno, ma anche più appagante (in parte) una volta completata la vignetta.

Il fattore storico può rappresentare un problema proprio per la difficoltà nel ricreare il contesto, non sai mai in quali mani possa finire la tua opera e soprattutto non puoi sapere quanto sarà esperto in materia chi lo leggerà!

 

Hai in cantiere qualche nuovo progetto?

Attualmente sto lavorando ad un fumetto biografico in Francia, in contemporanea con una serie animata per Studio Bozzetto.

Nel frattempo porto avanti (un po’ alla volta) anche un altro volumone per Les Humanoïdes Associés, che ho iniziato a fine 2023.

Quindi purtroppo non ho il tempo di dedicarmi ad altre proposte, anche se le idee e i progetti sono tanti.

TRE DOMANDE A CHANG SHENG

TRE DOMANDE A CHANG SHENG

TRE DOMANDE A CHANG SHENG

Intervista realizzata nel 2022 a Chang Sheng (1968), artista taiwanese.

Ci racconta come prendono vita i suoi fumetti, dall’idea iniziale alla realizzazione finale?
Sono convinto che molte buone storie inizino tutte con un concetto di base estremamente semplice ma molto potente. Spesso all’origine di un mio lavoro c’è una “scintilla”. Yan, per esempio, inizia con una “scintilla” così semplice che si potrebbe usare solo una frase per descriverlo: “e se un cantante dell’Opera di Pechino diventasse un supereroe?”.
Non sembra una brutta scintilla, giusto? È mia abitudine lasciare la scintilla nella mia mente. È come se le consentissi di crescere nella mia testa. Credo le serva un po’ di tempo per svilupparsi. Lascio quel pensiero nel dimenticatoio per un po’, per capire quali possibili sviluppi possa avere, poi provo a trasformarlo in uno storyboard. Allo stesso tempo, faccio del mio meglio per fornire alla storia una struttura perfetta. A poco a poco, la storia prende forma. Comincio a dare gli ultimi ritocchi all’ambientazione e poi, finalmente, comincio a disegnare tutto. Quando ho creato la struttura generale, penso ai dialoghi, al dramma e ai colpi di scena che si svolgono lungo la storia. Potrebbero volerci 1-3 anni per dare forma al tutto, per questo motivo quando sto serializzando una storia spesso devo iniziare a pensare al progetto successivo.

Spesso i protagonisti dei suoi fumetti sono personaggi femminili. Mi sono sempre chiesto se per un uomo non sia più difficile fare agire delle donne…
In realtà, questa domanda mi viene posta spesso, ma non ho una risposta precisa. Vorrei prima fornire alcune delle mie motivazioni. La prima è che mi piace disegnare personaggi femminili. In secondo luogo, penso che i personaggi femminili siano maggiormente in grado di svelare il mistero, l’ignoto o il senso dei conflitti e dei contrasti. Per me, forse la parte difficile consiste nel comprendere come le donne pensino, quale sia la loro logica e come mettersi nei loro panni, in modo da fare agire i personaggi nel modo corretto e nel fargli dire le giuste parole affinché la storia funzioni. Naturalmente, baso tutto questo sulle mie osservazioni ed esperienze, e su ciò che ho imparato da anni di visioni di film e lettura di romanzi. A tutto ciò si aggiunge il mio istinto, ecco tutto quello che uso per creare i miei personaggi femminili. Penso che anche la comprensione dei segni zodiacali sia un buon metodo per modellare un personaggio (anche se, a dire il vero, non direi di essere esperto di astrologia). Uso l’astrologia e i segni dello zodiaco per creare una personalità e una mentalità adatti, che emergono naturalmente man mano che la storia procede e il personaggio cresce.

Tra tutti i suoi lavori, qual è il suo preferito?
Oh, è dura. Per me, la mia storia preferita sarà sempre la prossima.

TRE DOMANDE A MACHIKO KYO

TRE DOMANDE A MACHIKO KYO

TRE DOMANDE A MACHIKO KYO

Intervista realizzata nel 2022 all’artista giapponese Machiko Kyo, autrice sia di manga lunghi che di storie lampo in una tavola.

Essendo un’autrice appartenente alle nuove generazioni è molto abile anche nel gestire i social e internet. Crede che il futuro dei manga sia nel digitale o la carta stampata continuerà a essere importante?
Penso che andrà acquisendo sempre maggiore importanza il concetto del singolo libro rilegato in carta. Così come ci sono i manga che uno legge e poi butta, esistono opere a fumetti vicine alla letteratura che i lettori amano leggere e rileggere per anni. Secondo me mentre i primi assumeranno la forma digitale, le seconde verranno vendute ancora come volumi cartacei.

Mi sembra abbastanza prolifica come mangaka. Vedo molti suoi volumi. Utilizza degli assistenti? Come si svolge la sua attività lavorativa?
Non ho assistenti. Dato che non sono molto portata a frequentare le persone, mi risulta meno faticoso lavorare da sola. Per questo riesco a produrre solo un certo numero di opere. Mi capita per forza di cose di rifiutare delle offerte di lavoro. Ogni giorno inizio a lavorare alle 9 di mattina e termino alle 7 di sera. Quando sono prossima a delle scadenze può succedere che lavori anche dopo cena, magari passando delle notti in bianco. Lavori brevi e illustrazioni li completo in una giornata, ma per opere lunghe mi capita di impiegarci anni, tra progettazione, raccolta di materiali e realizzazione vera e propria.

La maggior parte dei suoi manga sono di ambientazione contemporanea, ma ha anche realizzato serie come Cocoon, ambientata durante la Seconda guerra mondiale. È stato difficile entrare nella mentalità giapponese di 80 anni fa?
La mentalità cambia a seconda delle epoche, ma noi comunque rimaniamo sempre degli esseri umani. Sono l’immaginazione e la capacità creativa le forze che ci consentono di superare le varie epoche, anche momenti come le guerre che uno vorrebbe evitare, quasi che siano storie lontane nel tempo e che non ci riguardano più. Cocoon io non la vedo come una storia solo del passato, ma come una vicenda che riguarda anche le ragazze moderne.

TRE DOMANDE A CARLOS NINE

TRE DOMANDE A CARLOS NINE

TRE DOMANDE A CARLOS NINE

Intervista realizzata durante i primi anni Duemila a Carlos Nine (1944-2016), fumettista, pittore e scultore argentino.

Crede che l’aggettivo “poetico” si adatti bene ai suoi fumetti?
Non so se sono un poeta, ma certamente cerco di esserlo, quindi mi fa piacere se i miei fumetti vengono definiti poetici. Credo che il fumetto debba essere poesia e non solo supereroismo e guerra. Diciamo la verità: non posso soffrire i supereroi.

Questa vena poetica nasce forse dal fatto che ha cominciato disegnando fumetti per bambini?
Sì. Ho realizzato molti fumetti per bambini, e anch’io mi sentivo un po’ bambino disegnando quei fumetti. Anche oggi mi sento bambino, forse sono immaturo (risata). È l’eterno fanciullo che è in me.

Molti suoi fumetti assomigliano a fiabe, anche se a volte ne ribaltano i presupposti. È casuale?
No, lo faccio volontariamente. Amo le fiabe, fa parte della mia mentalità. Non dimentichiamo che sono latino e non americano, il mio modo di fare fumetto è molto diverso da quello americano.