TRE DOMANDE A MACHIKO KYO

TRE DOMANDE A MACHIKO KYO

TRE DOMANDE A MACHIKO KYO

Intervista realizzata nel 2022 all’artista giapponese Machiko Kyo, autrice sia di manga lunghi che di storie lampo in una tavola.

Essendo un’autrice appartenente alle nuove generazioni è molto abile anche nel gestire i social e internet. Crede che il futuro dei manga sia nel digitale o la carta stampata continuerà a essere importante?
Penso che andrà acquisendo sempre maggiore importanza il concetto del singolo libro rilegato in carta. Così come ci sono i manga che uno legge e poi butta, esistono opere a fumetti vicine alla letteratura che i lettori amano leggere e rileggere per anni. Secondo me mentre i primi assumeranno la forma digitale, le seconde verranno vendute ancora come volumi cartacei.

Mi sembra abbastanza prolifica come mangaka. Vedo molti suoi volumi. Utilizza degli assistenti? Come si svolge la sua attività lavorativa?
Non ho assistenti. Dato che non sono molto portata a frequentare le persone, mi risulta meno faticoso lavorare da sola. Per questo riesco a produrre solo un certo numero di opere. Mi capita per forza di cose di rifiutare delle offerte di lavoro. Ogni giorno inizio a lavorare alle 9 di mattina e termino alle 7 di sera. Quando sono prossima a delle scadenze può succedere che lavori anche dopo cena, magari passando delle notti in bianco. Lavori brevi e illustrazioni li completo in una giornata, ma per opere lunghe mi capita di impiegarci anni, tra progettazione, raccolta di materiali e realizzazione vera e propria.

La maggior parte dei suoi manga sono di ambientazione contemporanea, ma ha anche realizzato serie come Cocoon, ambientata durante la Seconda guerra mondiale. È stato difficile entrare nella mentalità giapponese di 80 anni fa?
La mentalità cambia a seconda delle epoche, ma noi comunque rimaniamo sempre degli esseri umani. Sono l’immaginazione e la capacità creativa le forze che ci consentono di superare le varie epoche, anche momenti come le guerre che uno vorrebbe evitare, quasi che siano storie lontane nel tempo e che non ci riguardano più. Cocoon io non la vedo come una storia solo del passato, ma come una vicenda che riguarda anche le ragazze moderne.

TRE DOMANDE A CARLOS NINE

TRE DOMANDE A CARLOS NINE

TRE DOMANDE A CARLOS NINE

Intervista realizzata durante i primi anni Duemila a Carlos Nine (1944-2016), fumettista, pittore e scultore argentino.

Crede che l’aggettivo “poetico” si adatti bene ai suoi fumetti?
Non so se sono un poeta, ma certamente cerco di esserlo, quindi mi fa piacere se i miei fumetti vengono definiti poetici. Credo che il fumetto debba essere poesia e non solo supereroismo e guerra. Diciamo la verità: non posso soffrire i supereroi.

Questa vena poetica nasce forse dal fatto che ha cominciato disegnando fumetti per bambini?
Sì. Ho realizzato molti fumetti per bambini, e anch’io mi sentivo un po’ bambino disegnando quei fumetti. Anche oggi mi sento bambino, forse sono immaturo (risata). È l’eterno fanciullo che è in me.

Molti suoi fumetti assomigliano a fiabe, anche se a volte ne ribaltano i presupposti. È casuale?
No, lo faccio volontariamente. Amo le fiabe, fa parte della mia mentalità. Non dimentichiamo che sono latino e non americano, il mio modo di fare fumetto è molto diverso da quello americano.