TRE DOMANDE A EIICHI MURAOKA

TRE DOMANDE A EIICHI MURAOKA

TRE DOMANDE A EIICHI MURAOKA

Intervista realizzata nel 2022 al giapponese Eiichi Muraoka (classe 1949)

Come mai ha deciso di diventare un mangaka?

Mi piacevano i manga. Poi ha contato molto l’incontro con le opere del maestro Shinji Nagashima.

Durante la sua carriera, e durante la sua vita, ha incontrato tanti colleghi. Quale ricorda con più affetto o considera più importante nel mondo dei manga?

Fumiko Okada*.(autrice originaria dell’Hokkaido, spentasi a soli 55 anni nel 2005; fu attiva sulla rivista COM a metà anni ’60, ma già nel 1972 si ritirò dalla professione per sposarsi e tornare nella terra natale; in seguito cercò più volte di riprendere a disegnare manga, ma il mondo delle pubblicazioni era nel frattempo mutato e lei non riuscì a ritornare al successo, n.d.r.)

Nel sua storia breve “Manga e giovinezza” si intravedono degli editor che sembrano più delle guardie. Quanto la figura dell’editor era invasiva ai suoi tempi? E quanto lo è oggi?

Chi ha letto “Manga e giovinezza” ha l’impressione che il lavoro di assistente all’epoca fosse estremante duro, quasi al limite della legalità, ma in realtà i maestri dell’epoca conducevano un’esistenza ancora più dura dei propri assistenti. Capitava che gli editor, in trepida attesa delle tanto agognate tavole, si fermassero a dormire anche per diverse notti nello studio di lavoro di un mangaka. In quegli anni si lavorava così.

TRE DOMANDE A PHILIPPE DRUILLET

TRE DOMANDE A PHILIPPE DRUILLET

TRE DOMANDE A PHILIPPE DRUILLET

Intervista realizzata nel 1999 al francese Philippe Druillet (classe 1944)

Druillet è un visionario?

È quello che si dice di me, ma non posso affermarlo io. Faccio solo il lavoro che mi sento di fare. Comunque ammetto che i miei lavori hanno fatto il giro del mondo, e ho notato la bande dessine ha cambiato il modo di vedere il fumetto: ne sono molto contento. È osservando i volumi francesi che gli editori americani hanno cominciato a realizzare veri e propri volumi oltre ai comicbook. Se potessi avere un dollaro per ogni ispirazione o per ogni “plagio” scaturito dai miei volumi oggi sarei miliardario.

Leggendo i suoi fumetti lei sembra avere una visione pessimista del futuro. Pensando al titolo di un saggio di Roberto Vacca, Medioevo Prossimo Venturo, vengono in mente le sue opere, ambientate nel futuro, ma in un futuro barbarico…

La barbarie è alle porte, ma solo se non facciamo attenzione. La forza del futuro non è la tecnologia, ma l’essere umano. In fondo la mia non è una visione pessimista del futuro.

Guardando le sue tavole ci si trova di fronte a una strano contrasto tra anarchia e ordine. La tavola è frammentata, le vignette sembrano disordinate, eppure tutto è al suo posto, ogni singolo tratto tra migliaia è nella giusta posizione, ordinato…

Sia coscentemente che incoscientemente tutto il mio lavoro è estremamente geometrico e non è lontano dalla teoria scientifica dei frattali. In fondo io creo dei mondi e i mondi hanno un loro ordine.

TRE DOMANDE A STEFANO TAMIAZZO

TRE DOMANDE A STEFANO TAMIAZZO

TRE DOMANDE A STEFANO TAMIAZZO

Intervista realizzata nel gennaio 2026 all’italiano Stefano Tamiazzo (classe 1968)

Nonostante le difficoltà del settore, che stanno colpendo un po’ tutti, mi sembra tu stia vivendo una nuova giovinezza, grazie alla pubblicazione di opere nuove (L’ergastolo di Santo Stefano, Orbit Orbit) e il rilancio di fumetti del passato (Nulla succede per caso, La Mandiguerre). Come vivi questo periodo?

È vero, il momento non è esattamente dei più floridi, ma contemporaneamente per quel che mi riguarda le cose sono in movimento, e soprattutto le persone, i lettori sono particolarmente interessati a queste quattro pubblicazioni che citavi nella domanda e che si trovano disponibili. Capita così, che un lettore si approcci a uno dei quattro fumetti, e poi pian piano prenda anche gli altri per curiosità. Probabilmente perché coprono anche uno spettro molto ampio della mia attività. Ci puoi trovare gli inizi, così come gli ultimi titoli e qualcosa che sta in mezzo.

Sei molto presente anche sui social. Quanto sono importanti oggi per autore di fumetti?

Per la mia esperienza personale, girando molto i festival in Italia, negozi di Fumetti e manifestazioni in generale, devo dire che ormai circa tre quarti delle persone che vengono a incontrarmi iniziano sempre con una frase che é : ti seguo su Instagram. Credo la dica lunga.

Sei al lavoro su qualcosa di nuovo?

In questo momento sto scrivendo, che nel mio caso consiste contemporaneamente nello “storyboardare” il nuovo graphic novel. Nei ritagli di tempo sto assemblando un art book bello denso di immagini di preparazione, schizzi e appunti di bordo.

TRE DOMANDE A JOHN BUSCEMA

TRE DOMANDE A JOHN BUSCEMA

TRE DOMANDE A JOHN BUSCEMA

Intervista realizzata a fine anni Novanta all’americano John Buscema (1927-2002), una delle colonne portanti della Marvel classica.

I suoi personaggi sono sempre muscolosi, fortissimi, dal fisico possente… Si tratta di una scelta precisa?

In America si fa così. I personaggi più amati sono i supereroi e i supereroi sono più che uomini. Più muscoli ci metto più la gente compera.

In più interviste ha detto di non amare l’Uomo Ragno e di preferire Conan, ma cosa pensa di Silver Surfer, uno dei suoi personaggi più famosi?

Mi piace Silver Surfer. È un personaggio che amo perché mi dà l’opportunità di disegnare la figura umana in posizioni differenti dal solito, questo grazie al suo surf spaziale.

Dopo tanti anni di attività, le piace ancora disegnare?

Sì, ma non i fumetti. Preferisco dipingere. In passato, tra il 1960 e il 1965, ho fatto anche molte copertine di riviste. Mi piacerebbe disegnare anche i fumetti, se solo mi dessero più tempo. Devo fare una storia in due settimane, quando invece avrei bisogno di due mesi.

TRE DOMANDE A FABIO BERTI

TRE DOMANDE A FABIO BERTI

TRE DOMANDE A FABIO BERTI

Intervista realizzata a gennaio 2026 all’italiano Fabio Berti (classe 1996).

 

Tu hai lavorato sia per l’Italia sia per la Francia e ultimamente collabori anche con uno studio d’animazione. Quali differenze hai riscontrato in queste realtà lavorative e dove ti trovi meglio?

L’ animazione è un mondo a sé stante e attualmente ho maturato una sola esperienza in quel mercato, che non mi permette di trarre conclusioni, ma ho avuto subito una bella impressione: orari di lavoro ben precisi al di quale non si sfora, un’ organizzazione più precisa di quella trovata nel fumetto ed una paga leggermente superiore.

Per quanto riguarda l’ambiente fumettistico invece, la Francia offre prospettive di compenso nettamente migliori, con anche una valorizzazione maggiore degli autori.

I contratti non sembrano creati ad hoc dagli editori per favorire se stessi come in Italia, piuttosto come una forma che tutela entrambi in maniera equa.

Oltre a ciò ci sono tantissime dinamiche come ad esempio trasferte, viaggi ed alloggi pagati dall’editore che in Italia sono impensabili (tranne rari esempi ).

 

Ti sei cimentato con fumetti dalla forte connotazione storica (Dago, samurai). Ambientazioni e costumi rappresentano un problema (documentazione, ecc.) o risultano più stimolanti per un disegnatore?

Dipende sempre dove ognuno trova la propria zona di comfort, io ho sempre letto e amato il fumetto storico, però bisogna riconoscere che è un bello sbattimento! Bisogna sempre avere sotto mano molteplici reference quando si disegna (per le fisionomie, i costumi, le ambientazioni, ecc…) e questo rende sicuramente meno dinamica la fase di disegno, ma anche più appagante (in parte) una volta completata la vignetta.

Il fattore storico può rappresentare un problema proprio per la difficoltà nel ricreare il contesto, non sai mai in quali mani possa finire la tua opera e soprattutto non puoi sapere quanto sarà esperto in materia chi lo leggerà!

 

Hai in cantiere qualche nuovo progetto?

Attualmente sto lavorando ad un fumetto biografico in Francia, in contemporanea con una serie animata per Studio Bozzetto.

Nel frattempo porto avanti (un po’ alla volta) anche un altro volumone per Les Humanoïdes Associés, che ho iniziato a fine 2023.

Quindi purtroppo non ho il tempo di dedicarmi ad altre proposte, anche se le idee e i progetti sono tanti.

TRE DOMANDE A CHANG SHENG

TRE DOMANDE A CHANG SHENG

TRE DOMANDE A CHANG SHENG

Intervista realizzata nel 2022 a Chang Sheng (1968), artista taiwanese.

Ci racconta come prendono vita i suoi fumetti, dall’idea iniziale alla realizzazione finale?
Sono convinto che molte buone storie inizino tutte con un concetto di base estremamente semplice ma molto potente. Spesso all’origine di un mio lavoro c’è una “scintilla”. Yan, per esempio, inizia con una “scintilla” così semplice che si potrebbe usare solo una frase per descriverlo: “e se un cantante dell’Opera di Pechino diventasse un supereroe?”.
Non sembra una brutta scintilla, giusto? È mia abitudine lasciare la scintilla nella mia mente. È come se le consentissi di crescere nella mia testa. Credo le serva un po’ di tempo per svilupparsi. Lascio quel pensiero nel dimenticatoio per un po’, per capire quali possibili sviluppi possa avere, poi provo a trasformarlo in uno storyboard. Allo stesso tempo, faccio del mio meglio per fornire alla storia una struttura perfetta. A poco a poco, la storia prende forma. Comincio a dare gli ultimi ritocchi all’ambientazione e poi, finalmente, comincio a disegnare tutto. Quando ho creato la struttura generale, penso ai dialoghi, al dramma e ai colpi di scena che si svolgono lungo la storia. Potrebbero volerci 1-3 anni per dare forma al tutto, per questo motivo quando sto serializzando una storia spesso devo iniziare a pensare al progetto successivo.

Spesso i protagonisti dei suoi fumetti sono personaggi femminili. Mi sono sempre chiesto se per un uomo non sia più difficile fare agire delle donne…
In realtà, questa domanda mi viene posta spesso, ma non ho una risposta precisa. Vorrei prima fornire alcune delle mie motivazioni. La prima è che mi piace disegnare personaggi femminili. In secondo luogo, penso che i personaggi femminili siano maggiormente in grado di svelare il mistero, l’ignoto o il senso dei conflitti e dei contrasti. Per me, forse la parte difficile consiste nel comprendere come le donne pensino, quale sia la loro logica e come mettersi nei loro panni, in modo da fare agire i personaggi nel modo corretto e nel fargli dire le giuste parole affinché la storia funzioni. Naturalmente, baso tutto questo sulle mie osservazioni ed esperienze, e su ciò che ho imparato da anni di visioni di film e lettura di romanzi. A tutto ciò si aggiunge il mio istinto, ecco tutto quello che uso per creare i miei personaggi femminili. Penso che anche la comprensione dei segni zodiacali sia un buon metodo per modellare un personaggio (anche se, a dire il vero, non direi di essere esperto di astrologia). Uso l’astrologia e i segni dello zodiaco per creare una personalità e una mentalità adatti, che emergono naturalmente man mano che la storia procede e il personaggio cresce.

Tra tutti i suoi lavori, qual è il suo preferito?
Oh, è dura. Per me, la mia storia preferita sarà sempre la prossima.