
TRE DOMANDE A CARLOS NINE
Intervista realizzata durante i primi anni Duemila a Carlos Nine (1944-2016), fumettista, pittore e scultore argentino.
Crede che l’aggettivo “poetico” si adatti bene ai suoi fumetti?
Non so se sono un poeta, ma certamente cerco di esserlo, quindi mi fa piacere se i miei fumetti vengono definiti poetici. Credo che il fumetto debba essere poesia e non solo supereroismo e guerra. Diciamo la verità: non posso soffrire i supereroi.
Questa vena poetica nasce forse dal fatto che ha cominciato disegnando fumetti per bambini?
Sì. Ho realizzato molti fumetti per bambini, e anch’io mi sentivo un po’ bambino disegnando quei fumetti. Anche oggi mi sento bambino, forse sono immaturo (risata). È l’eterno fanciullo che è in me.
Molti suoi fumetti assomigliano a fiabe, anche se a volte ne ribaltano i presupposti. È casuale?
No, lo faccio volontariamente. Amo le fiabe, fa parte della mia mentalità. Non dimentichiamo che sono latino e non americano, il mio modo di fare fumetto è molto diverso da quello americano.
