
TRE DOMANDE A MACHIKO KYO
Essendo un’autrice appartenente alle nuove generazioni è molto abile anche nel gestire i social e internet. Crede che il futuro dei manga sia nel digitale o la carta stampata continuerà a essere importante?
Penso che andrà acquisendo sempre maggiore importanza il concetto del singolo libro rilegato in carta. Così come ci sono i manga che uno legge e poi butta, esistono opere a fumetti vicine alla letteratura che i lettori amano leggere e rileggere per anni. Secondo me mentre i primi assumeranno la forma digitale, le seconde verranno vendute ancora come volumi cartacei.
Mi sembra abbastanza prolifica come mangaka. Vedo molti suoi volumi. Utilizza degli assistenti? Come si svolge la sua attività lavorativa?
Non ho assistenti. Dato che non sono molto portata a frequentare le persone, mi risulta meno faticoso lavorare da sola. Per questo riesco a produrre solo un certo numero di opere. Mi capita per forza di cose di rifiutare delle offerte di lavoro. Ogni giorno inizio a lavorare alle 9 di mattina e termino alle 7 di sera. Quando sono prossima a delle scadenze può succedere che lavori anche dopo cena, magari passando delle notti in bianco. Lavori brevi e illustrazioni li completo in una giornata, ma per opere lunghe mi capita di impiegarci anni, tra progettazione, raccolta di materiali e realizzazione vera e propria.
La maggior parte dei suoi manga sono di ambientazione contemporanea, ma ha anche realizzato serie come Cocoon, ambientata durante la Seconda guerra mondiale. È stato difficile entrare nella mentalità giapponese di 80 anni fa?
La mentalità cambia a seconda delle epoche, ma noi comunque rimaniamo sempre degli esseri umani. Sono l’immaginazione e la capacità creativa le forze che ci consentono di superare le varie epoche, anche momenti come le guerre che uno vorrebbe evitare, quasi che siano storie lontane nel tempo e che non ci riguardano più. Cocoon io non la vedo come una storia solo del passato, ma come una vicenda che riguarda anche le ragazze moderne.