INTRODUZIONE AL FUMETTO FILIPPINO

I manga imperversano in Occidente, attirando lettori soprattutto tra la fasce più giovani e “catturando” quel pubblico femminile che in molti Paesi, Italia inclusa, si era da tempo allontanato da serie e personaggi dal taglio prevalentemente maschile.

Il processo è stato simile e maggiormente invasivo in Asia ove, per vicinanza geografica e culturale, i fumetti giapponesi hanno letteralmente sbaragliato quelli di altri Paesi. Scuole fumettistiche come quella di Hong Kong o quella taiwanese, un tempo floridissime per uscite e vendite, sono letteralmente scomparse attorno agli anni Novanta e solo ora stanno faticosamente provando a risorgere, da un lato assorbendo tematiche e tecniche grafico/narrative dei manga, dall’altro rielaborandole attraverso la propria visione e la propria cultura.

Un destino simile è toccato anche al fumetto filippino.

Durante gli anni Ottanta i fumetti filippini hanno raggiunto l’apice della popolarità. Molti venivano trasformati in film, altri utilizzati per promuovere iniziative governative.

Si stima che al tempo, dopo Giappone e Hong Kong, le Filippine fossero il maggior produttore e consumatore asiatico di fumetti, con la pubblicazione di 47 settimanali e una tiratura totale di 2,5–3 milioni di copie annue e un numero di lettori molto più alto grazie alla condivisione tra amici e famiglie (all’epoca la popolazione era composta da circa 50 milioni).

Gli albi in genere contenevano più storie brevi (o puntate di storie lunghe) realizzate da autori differenti.

Alcuni komikeros – così si chiamano gli autori di fumetti, i komik – erano vere e proprie superstar, pubblicando su diverse testate e avevano degli allievi.

Francisco Coching

Tra gli artisti più popolari e prolifici spiccava Francisco V. Coching (1919–1998) che nel 2019 si è guadagnato persino un francobollo (per il centenario della nascita) e sin dagli anni Cinquanta è stato un punto di riferimento per il fumetto avventuroso, dal classico western alle avventure esotiche nelle giungle del sud est asiatico.

Il suo è un tratto dalle pennellate fluide, di matrice realistica e ricco di dettagli, al servizio di tavole elaborate e dall’abbondante numero di vignette. Guardando certe sue tavole popolate di cowboy e cavalli non si può fare a meno di chiedersi come sarebbe stato un Tex disegnato da lui.

Tornando ai suoi personaggi, tra i più famosi vi è Barbaro, che imbraccia le armi per vendicare l’ingiusta morte del padre, divenendo anche un protettore del popolo contro gli oppressori, in una sorta di violenta lotta di classe.

Non meno noto è El Indio (citato nel volume di Paul Gravett “1001 fumetti da leggere prima di morire”) del 1952, il cui protagonista è un giovane meticcio di nome Fernando, che torna nelle Filippine dalla Spagna alla ricerca del padre scomparso.

Lì si unisce a un gruppo di ribelli guidato dall’enigmatico Kapitan Martin Castillo, che gli lascia in eredità il salakot (tradizionale cappello filippino) appartenuto al famigerato fuorilegge nativo Sabas.

È l’inizio di una grande avventura, graficamente esplosiva.

Ma facciamo un po’ di passi indietro…

Le origini

I komiks nascono, come la maggior parte dei fumetti, agli inizi del ventesimo secolo.

Secondo alcune fonti l’origine dei proto-komiks filippini può essere fatta risalire all’indipendentista José Rizal, autore di diverse storie illustrate, come l’adattamento illustrato del 1885 del racconto popolare filippino “La tartaruga e la scimmia”, che presenta una combinazione di parole e immagini simile alle storie moderne.

Immediatamente si fa sentire l’influenza del neonato fumetto americano, dopotutto gli Usa hanno occupato le Filippine (sostituendosi agli spagnoli) nel 1889.

La prima striscia umoristica, sul modello americano, arriva nel 1929, sul settimanale Liwayway, la prima rivista letteraria delle Filippine.

Si tratta di Mga Kabalbalan ni Kenkoy (“Le disavventure di Kenkoy”), incentrata sul Kenkoy del titolo, un filippino che cerca di imitare gli americani.

La striscia è realizzata dallo scrittore Romualdo Ramos e dal disegnatore Tony Velasquez.

Il personaggio è talmente popolare che “Kenkoy” diviene sinonimo di “qualcuno che è esilarante, divertente o spassoso”, mentre Velasquez viene definito il “padre dei fumetti filippini”.

Gli anni d’oro

Durante gli anni Quaranta, l’occupazione giapponese porta a un divieto di pubblicare fumetti americani. Ciò spinge al blocco di molte pubblicazioni ma anche all’incentivo per gli autori locali a creare serie totalmente proprie.

È in questo periodo che comincia a sorgere la stella del già citato Coching, ma anche quelle di altri artisti come Federico C. Javinal e Mars Ravelo (1916–1988).

Il primo crea Armida, la “bella pirata”, e diventa assistente di Coching, firmando con lui moltissimi albi.

Il secondo comincia a lavorare nel 1949 e ben presto viene soprannominato “il re dei komiks”.

Nel 1962 crea Suicide Susy, una ragazzina che si muove sullo sfondo dell’occupazione giapponese.

Ravelo sembra avere una predilezione per i personaggi femminili e nel 1950 crea Darna, sorta di Wonder Woman filippina.

Il fumetto americano, anche se non più pubblicato, continua a influenzare gli autori locali, portando suggerimenti in ambito narrativo e grafico.

Ecco quindi i tarzanidi, che trovano nella serie Kulafu, di Francisco Reyes, un valido rappresentante.

Il pubblico cresce e la scuola grafica filippina viene notata negli Stati Uniti, tanto che Marvel e DC negli anni Settanta reclutano numerosi komikeros.

Caduta e resurrezione

Negli anni Novanta, l’instabilità economica, i disordini politici e i disastri naturali mettono a dura prova le famiglie, determinando un forte calo delle vendite di fumetti.

Televisione, Internet, manga e anime aggravano ulteriormente la crisi.

Molti artisti lavorano ormai all’estero.

Il ventesimo secolo

Il nuovo secolo segna una rinascita del fumetto filippino. Se la “vecchia” industria dei komiks è ormai finita, nuove realtà indipendenti prendono forma.

Nascono autoproduzioni, editori indipendenti, convention come Komiket e Picof e si affermano i webcomic.

Si respira un’aria di grande libertà creativa e una forte attenzione alla cultura filippina, alle sue tradizioni e leggende.

La serie Trese (2005), scritta da Budjette Tan e disegnata da Kajo Baldisimo, esplode nel 2021 grazie alla trasposizione animata Netflix.

Particolarmente originale è il graphic novel Elmer (2006) di Gerry Alanguilan, che affronta temi di uguaglianza e diritti attraverso una potente metafora.

Altri autori esplorano horror, fantascienza e storie quotidiane, dimostrando una scena viva, propositiva e in lenta ma costante rinascita.

(Dac)