
LA NEVE DELLO SCORSO ANNO
Ci ha messo un po’ a definire artisticamente la propria libertà, Eiichi Muraoka. La libertà di concedersi una nota a margine nella sua lunga carriera di mangaka, spesso vincolato a generi specifici (come opere sul mahjong); la libertà di rivendicare il suo passato di individuo e di artista. Abbiamo conosciuto Muraoka per la prima volta nel 2022 sulle pagine del mensile «Nippon Shock Magazine», grazie alla scoperta e alla determinazione di Davide Castellazzi nel portarlo in Italia, ed è stato un colpo di fulmine. In parte perché Muraoka metteva da parte il suo stile abituale – maturato nei folgoranti anni ’60 tra riviste all’avanguardia come «COM» e generi che sapevano mettere alla prova come il gekiga – e in parte perché rievocava la sua infanzia e gli anni da “allievo interno” presso maestri del calibro di Shinji Nagashima a Yu Takita. Come spiegato in diverse interviste e sul sito Natalie, la genesi dell’opera risiede nel desiderio di realizzare finalmente un progetto personale, libero da vincoli editoriali, per consegnare alla memoria gli incontri che hanno segnato la sua vita. In originale, il volume oggi pubblicato da Nippon Shock Edizioni si intitola Kyonen no Yuki. La sua pubblicazione non era inizialmente prevista: Muraoka si ammalò dopo aver completato sei capitoli e solo l’intervento della figlia (caporedattrice della casa editrice Shonen Gahosha) ha permesso di trasformare quelle tavole in un libro. Negli impigli appassionanti, comici o drammatici di cui è fatta la Storia dei manga, La neve dello scorso anno non possiede la passione smodata che caratterizzava Osamu Tezuka quando raccontava di se stesso; è piuttosto un racconto malinconico di come l’arte del fumetto passi attraverso sacrifici, notti insonni, fatica e malattia. Quasi nulla è epico o eroico. L’opera ha una vocazione innata nel narrare incroci unici: tra artisti di talento (il capitolo su Fumiko Okada è uno dei più toccanti), legami familiari e semplici desideri (nuotare in un torrente con poca acqua). Incroci involontari come una figlia che inaspettatamente riesce a collaborare con il padre fumettista. Muraoka accoglie il lettore con uno stile essenziale, quasi caricaturale, ma non è l’estetica l’aspetto centrale. La vera forza del suo fumetto risiede nelle voci che si ascoltano, e che si sprigionano dalle pagine: echi di un passato non necessariamente straordinario, ma vissuto con determinazione e autenticità. –Mario A Rumor
