
C’ERA UNA VOLTA IL GIAPPONE
Tutte le apocalissi si somigliano, ma non tutte le civiltà si rialzano allo stesso modo. Manga e anime hanno spesso tratteggiato mondi post-apocalittici, proponendo geografie o ordini sociali stravolti. Talvolta sono audaci ed epici, più spesso traumatici. Anche il disegnatore Ikka Matsuki si è inserito in questo solco e il suo “Nippon Sangoku – I Tre Regni del Giappone” propone un’ipotesi grande quanto l’intero Arcipelago. Ha cucito addosso alla sua storia un “C’era una volta il Giappone” guardando al passato non con nostalgia, ma con insolito fervore antropologico: un retaggio su cui innestare e far ripartire il nuovo mondo. Le cause scatenanti sono i classici del genere — guerre, catastrofi climatiche, crisi economiche e malgoverno —, caratteristiche che oggi hanno un appeal meno “fantascientifico” e distopico, configurandosi come reali minacce per tutti noi.
In “Nippon Sangoku – I Tre Regni del Giappone”, Mitsuki ha immaginato un futuro prossimo in cui il Paese ha assistito al collasso della civiltà, tornando ai livelli dell’Era Meiji. Il territorio è diviso in tre grandi regni (Yamato, Buō, Seii), ognuno dei quali animato da propositi espansionisti. Dopo aver tragicamente perso la moglie, il funzionario locale Aoteru Misumi, armato di una vasta cultura e di una dialettica che si rivela micidiale, lascia il villaggio. Non è alla ricerca di una semplice vendetta contro l’uomo colpevole della morte della moglie, il ministro Taira no Denki, ma progetta di riunificare egli stesso il Paese e cancellare ingiustizia e corruzione.
Ikka Matsuki, classe 1994, è cresciuto con il mito di “Naruto” e con un approccio quasi incosciente verso l’arte del fumetto, privo inizialmente di solide basi tecniche: dell’esistenza di un “mestiere” di mangaka ci arriva infatti in una fase avanzata della sua conoscenza dei manga. Afferma nelle interviste di non essere un lettore onnivoro di manga (oltre al titolo citato, l’altro colpo di fulmine è stato “Initial D”). Si proclama appassionato di videogiochi ma, a dispetto di questo profilo biografico essenziale, è la mai sopita passione per la Storia ad aver cambiato in meglio il suo destino. Impegnato a inizio carriera nei disegni del manga “Shikibu I Love You” (2020, scritto da Yasumi Miko e ispirato all’autrice del “Genji Monogatari”), si è riavvicinato allo studio di testi e documenti storici, decidendo di dare vita a “Nippon Sangoku” dopo la prematura cancellazione della sua opera precedente “Bukuro Kicks”.
Apparso a puntate sull’App MangaONE di Shogakukan dal novembre 2021, il manga ha superato il milione di copie vendute; in Italia è pubblicato da Dynit Manga (giunto al quinto volume). È certamente un fumetto “con i controcosiddetti”, sia per i temi trattati, che spingono il lettore a dibattiti e riflessioni, sia per la realizzazione tecnica: niente retini, contorni marcati dei personaggi, e una decisa adesione al realismo. Nella versione originale, i dialoghi sono infarciti di dialetti regionali per restituire la complessità geografica del Giappone; una scelta coraggiosa che talvolta costa all’autore rimproveri o precisazioni dai lettori più pignoli. Risulta molto riuscita la caratterizzazione dei personaggi: nonostante una direzione grafica uniforme che non indugia in virtuosismi estetici, Matsuki infonde loro una grande profondità morale. Perfino gli antagonisti come Taira no Denki vengono presentati sotto una luce complessa e sfaccettata.
Dallo scorso 5 aprile, “Nippon Sangoku” è diventato una serie animata co-prodotta da Amazon MGM Studios con Studio Kafka, e disponibile in streaming su Prime Video (il doppiaggio italiano è a cura di Pumaisdue). Una serie già amatissima, apprezzata per la vicinanza stilistica con il manga ma capace di aggiungere ambizioni spettacolari e colti riferimenti al cinema. Di colpo, quel futuro prossimo non è più solo un capitolo di Storia che genera ansia, ma si è trasformato in un’odissea esistenziale avventurosa e appassionante. —Mario A Rumor
Immagini: © Ikka Matsuaki/Shogakukan © Ikka Matsuki / Shogakukan, NIPPON SANGOKU Partners
