TRE DOMANDE A RICCARDO SECCHI

Intervista realizzata a inizio anni Novanta allo sceneggiatore italiano Riccardo Secchi (classe 1962).

Sei figlio d’arte.

Si, anche se non è una cosa che mi piace molto, francamente, in qualche caso può essere un’eredità pesante da portare, ho visto anche molti operatori del settore che hanno, non dico della diffidenza, ma quasi. “Sei il figlo di Luciano Secchi per questo hai diretto quella rivista, hai fatto quell’altro, ecc.”. Comunque questo del cognome è un problema che noto di più nella vecchia guardia, tra i lettori giovani non esiste. In realtà devo dire che la mia passione per i fumetti è nata molto presto, io sono cresciuto in mezzo ai fumetti, non solo quelli della Corno, in casa mia arrivava un po’ di tutto ed è facile che nasca questo tipo di passione. In seguito facendo l”università ho avuto bisogno di qualche soldo in più, come tutti, ed ho cominciato a fare qualche lavoro di traduzione, piano piano ci sono cascato dentro. Man mano che mi interessavo sono venute fuori delle idee, assieme a mio padre, delle proposte….tutto è stato abbastanza naturale…

Il tuo primo lavoro di una certa entità è stata quindi la direzione della rivista Supercomics?

Si, anche se prima già in Bhang tutta la parte che riguardava la traduzione e revisione passava sotto di me. Ho tradotto anche dei fumetti dall’inglese, cosa che mi piace fare molto. Anche per Supercomics il passaggio di direzione è stato abbastanza naturale, poiché a parte l’aspetto grafico, me ne occupavo completamente io. Ritengo sia stata un’esperienza molto positiva per me.

Cosa leggi, anche extra fumetto?

Meno di quel che vorrei francamente. Anche di fumetti cerco di leggerne sempre parecchi, ma non riesco a leggerne più di tanti per mille motivi. Comunque mi piace moltissimo leggere, è un’attività fondamentale, è ancora la comunicazione che arriva di più nel profondo. Leggo sempre diversi libri insieme. Attualmente sto leggendo un libro di Ronald Leing, uno psichiatra scozzese morto da qualche anno. Si tratta di psicanalisi molto calda, con una grande passione per l’essere umano. Poi ho iniziato “La ricerca del tempo perduto” di Proust. Comunque leggo di tutto, mi piace molto Burroughs, che trovo micidiale e molto divertente. Tra i fumetti i miei preferiti in assoluto sono quelli di Windsor MacCay, più che Little Nemo preferisco Il mangiatore di crostini al formaggio che trovo bellissimo e ancora freschissimo. Mi piace moltissimo anche Will Eisner, quello ultimo, quello maturo più che quello di Spirit. Questo guardare le cose umane con grande partecipazione, in modo molto equilibrato, senza mai calcare la mano sul drammatico, sul tragico, lasciando spazio anche a situazioni divertenti, simpatiche. Mi piacerebbe conoscerlo Eisner. Proseguendo trovo molto buono il Topolino degli anni Trenta di Floyd Gottfredson, il solito Stan Lee, soprattutto Devil e L’uomo ragno. Tra gli ultimissimi Alan Moore, anche se non tutto, Grant Morrison, Frank Miller mi fa impazzire il suo Marv (il protagonista di Sin City, n.d.r.), questo personaggio asciutto, durissimo.