SHUEISHA PROTEGGE I PROPRI MANGA

SHUEISHA PROTEGGE I PROPRI MANGA

SHUEISHA PROTEGGE I PROPRI MANGA

Il Shueisha Manga-Art Heritage (SMAH) è un progetto lanciato dall’editore giapponese del settimanale Shonen Jump, che intende digitalizza le tavole originali dei manga con un duplice scopo: preservare i manga e riprodurne le tavole come stampe artistiche in edizione limitata per la vendita. Tutto ciò pplicando standard tipicamente riservati alle belle arti tradizionali, come la stampa su carta 100% di cotone e la protezione delle risorse digitali tramite una rete blockchain. Inoltre, nel 2023 Shueisha ha aperto una galleria d’arte manga permanente a Tokyo. Elevando i manga agli standard delle belle arti attraverso questo spazio dedicato, il progetto sottolinea che preservare la cultura pop è fondamentale quanto preservare l’artigianato tradizionale.

BRUNO ANGOLETTA LIBERO

BRUNO ANGOLETTA LIBERO

BRUNO ANGOLETTA LIBERO

Sono passati 70 anni dalla morte di Bruno Angoletta, per la legge italiana, quindi, i suoi fumetti sono liberi da copyright. Nato a Belluno il 7 settembre del 1889, Bruno Angoletta si trasferisce a Padova nel 1907, per frequentare la facoltà di giurisprudenza. È grazie a tali studi che incontra Vittorio Podrecca, futuro avvocato e scrittore e marionettista di grande talento, nonché il fratello di quest’ultimo, Guido Podrecca, fondatore di diverse riviste tra cui L’Asino. La loro frequentazione contribuisce a “trascinare” Angoletta nel mondo dell’arte e dell’editoria. Così, nel 1909, lascia l’Università e si trasferisce a Roma cominciando a collaborare con diverse riviste.

Dal 1911 al 1914 è redattore grafico di Primavera, rivista nata il 1° gennaio 1911 come pubblicazione mensile per fanciulli, con il sottotitolo “Novelle, Racconti, Commedie, Arte, Scienza, Viaggi, Giuochi”. 

Nel 1912 partecipa alla Mostra di Arte umoristica e Caricatura di Treviso. Nel 1913 illustra il primo libro, scritto da Gian Bistolfi, dal titolo Storielle di lucciole e di stelle. È l’inizio di una lunga e prolifica carriera basata sul disegno che lo porterà ad assumere, sempre con risultati eccellenti, i molteplici ruoli di illustratore, fumettista, scenografo e costumista.

Con un segno grafico che si affina col tempo, in un percorso di ricerca che parte da esperienze legate alla Secessione (Klimt e Czeschka) e passa attraverso sperimentazioni fatte di geometria, futurismo e personali invenzioni, per approdare a una apparente semplicità in realtà frutto di accurata sintesi, grande pulizia del tratto, perfetto bilanciamento degli elementi all’interno della vignetta. 

Una carriera e una ricerca momentaneamente interrotte dalla Prima Guerra Mondiale, che lo vede partire volontario tra le fila degli Alpini. Catturato nel 1917, è deportato in un campo di prigionia austriaco fino alla fine della guerra. Fatto ritorno in patria, riprende la propria attività artistica. 

Tra il 1921 e il 1924 è il responsabile artistico della rivista Giro Giro Tondo, mensile mondadoriano per i più piccini, che offre ad Angoletta l’opportunità di creare in piena libertà. Collabora a diversi periodici, tra cui Novella, Cuore, Lidel e La donna.

Nel 1927 si sposa e si stabilisce a Milano, iniziando a lavorare per Il giornalino della domenica, Il Dramma, Il Giornale dei Balilla. Per quest’ultimo crea la coppia Romolino e Romoletto, due piccoli Balilla in linea con lo spirito fascista del tempo. 

Ma l’evento maggiormente significativo è rappresentato dall’ingresso nello staff del Corriere dei Piccoli, testata con cui collabora dal 1928 al 1945 sfornando una miriade di personaggi e di storie. È sulle pagine del noto settimanale che prendono vita il soldato Marmittone (1928), Sor Lardo Mortadella (1928), Sor Calogero Sorbara (1930), il Dottor Centerbe Ermete (1933), il cane poliziotto Pancotto (1934), il professor Tubo (1935), il capitalista Mister Dollar (1942), il Barone Pastasciutta (1945) e molti altri ancora. Tutti fumetti in rima, o più precisamente in ottonari, come consuetudine del Corrierino, sul quale i balloon per scelta pedagogica e stilistica sono totalmente banditi.

In ambito pubblicitario collabora con Mondadori, per la quale crea nel 1933 il famoso marchio della Medusa (utilizzato ancora oggi). Come illustratore lavora ancora per Mondadori, illustrando i libri della collana Il Romanzo dei Ragazzi, ma anche per Bompiani.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale la situazione economica è grave, ma Angoletta riesce a collaborare con testate satirico-umoristiche come Guerin Meschino, Bertoldo e il Candido di Giovanni Guareschi, e per pubblicazioni per l’infanzia, come Pinocchio di cui diviene direttore dal 1945 al 1946. Contemporaneamente, porta avanti una cospicua produzione di illustrazioni e copertine per l’editoria di settore, tra le quali vale la pena di ricordare almeno le interpretazioni per i classici Cuore (1946) e Pinocchio (1951). Tra il 1947 e il 1952 illustra anche alcuni volumi del Romanzo per tutti. Nel 1952 torna a collaborare anche col Corriere dei Piccoli, grazie alla riproposizione di vecchi personaggi, Marmittone su tutti, e alla creazione di nuovi, come il cowboy Gionni Bill a cavallo del destriero Vegliantino.

Scompare il 7 gennaio 1955 a Milano. Di lui dice l’Enciclopedia Treccani “dal tratto geometrizzante, tra futurismo e stile Novecento”. Quasi un epitaffio, ma che epitaffio!

PRISM RONDO, IL RITORNO DI YOKO KAMIO

PRISM RONDO, IL RITORNO DI YOKO KAMIO

PRISM RONDO, IL RITORNO DI YOKO KAMIO

Quest’anno la mangaka Yoko Kamio festeggia 40 anni di onorata carriera nel mondo dei fumetti. Ha debuttato infatti nel 1986 con Hatachi no mama de matteru sulle pagine di «Margaret» per poi conoscere gloria e fama con lo shojo Hanayori Dango (1992), un travolgente successo editoriale da 60 milioni di copie, che ha goduto di un adattamento animato per Toei Animation e di un drama televisivo (in Italia lo ha pubblicato Planet Manga). Non è un fumetto, ma un anime, il naturale coronamento di tale carriera: Prism Rondo, il cui titolo internazionale è Love Through a Prism, serie animata in 20 episodi attualmente in streaming su Netflix che farà felici le appassionate del genere ma anche chi segue le novità dell’animazione giapponese. È la storia della giovane Lili Ichijoin, una ragazza giapponese che agli inizi del 1900 raggiunge l’Inghilterra per coronare il suo sogno di affermarsi come pittrice, nonostante la contrarietà della madre (la quale le dà sei mesi per primeggiare nei corsi alla prestigiosa Saint Thomas Academy, in caso contrario sarà costretta a tornare a casa). Determinata a diventare un’artista, la giovane conosce Kit Church, un biondissimo compagno di accademia che eccelle in ogni prova, e verso il quale comincia a provare qualche sentimento. Sollecitata dal produttore Taiki Sakurai a scrivere il soggetto di una serie shojo ambientata in epoca Meiji, Kamio impiega poco più di una settimana a redigere il testo, per poi cambiare l’ambientazione dalla Francia di inizio secolo scorso all’Inghilterra. È lei a scrivere la sceneggiatura di tutti gli episodi, poi “risistemati” da Saki Fujii, e a delineare il chara design di ogni personaggio. A dirigere la serie è chiamato invece un pezzo da novanta come Kazuto Nakazawa (B: The Beginning), il cui stile e la regia assolutamente cinematografica sembrano traghettare la storia di Lili tra commedia e sentimento. L’anime vanta disegni bellissimi e una scintillante luminosità (pure troppo, verrebbe da dire, per l’uggiosa Inghilterra), e i primi episodi visti creano subito un feeling perfetto tra la protagonista e lo spettatore. (Mar)

Sito ufficiale di Yoko Kamio: https://yokokamio.net/en/profile/

Foto: © 2026 Netflix

80 PER PANEBARCO, 50 PER BIG SLEEPING

80 PER PANEBARCO, 50 PER BIG SLEEPING

80 PER PANEBARCO, 50 PER BIG SLEEPING

In questo 2026 doppio compleanno, per Daniele Panebarco che il 4 ottobre toccherà gli 80 anni, e un suo personaggio, Big Sleeping che ne compie 50. Ispirato alle figure di Sam Spade e Philip Marlowe, protagonisti rispettivamente dei romanzi hard-boiled di Dashiell Hammett e Raymond Chandler, Big Sleeping è un investigatore privato sui generis. Il suo nome è un chiaro riferimento al libro di Chandler The Big Sleep.

Big Sleeping fa il proprio esordio sulla rivista Il Mago nel 1976, per poi migrare su altre testate mentre le sue storie vengono raccolte in volumi. Il personaggio di Panebarco è umoristico, così come le sue storie abbinano noir e comicità pacata, e funzionano bene. Un tratto molto semplice, un protagonista in impermeabile e con sigaretta perennemente accesa, indagini inusuali che portano in scena caratteristi differenti a ogni racconto/caso. Definito “un detective chandleriano maledettamente dialettico”, Big Sleeping è protagonista di avventure e disavventure che tengono banco per diversi anni e talvolta sfociano nella satira politica. Esempio ne è la storia “Il falcone sardese”, nella quale appare il sosia di Enrico Berlinguer, segretario del Partito Comunista Italiano negli anni Ottanta. Big Sleeping è stato pubblicato anche su Orient Express e Linus. 

SEI UN “TIPO DA MANGA” O UN “TIPO DA ROMANZI”?

SEI UN “TIPO DA MANGA” O UN “TIPO DA ROMANZI”?

SEI UN “TIPO DA MANGA” O UN “TIPO DA ROMANZI”?

Sulla rivista Pen, lo scrittore giapponese Satoshi Ogawa (1986), di cui nessun romanzo è purtroppo pubblicato in Italia,  scrive periodicamente degli articoli sotto il titolo collettivo “Guida per un non conformista alla sopravvivenza nella società”. Il dodicesimo capitolo è dedicato a “Tipologia del manga e tipologia del romanzo”. Eccolo.

Durante una cena con un editor di manga, ho sentito un’osservazione che mi ha colpito. Mi ha spiegato che un manga continua finché rimane popolare. Anche quando la storia ha raggiunto un punto di arresto naturale, o il punto in cui l’autore intendeva originariamente concluderla, la serie prosegue se i lettori sono ancora coinvolti. Nuovi archi narrativi vengono aggiunti, spesso forzatamente, per mantenere viva la serializzazione. Oggi ci sono delle eccezioni, naturalmente, ma generalmente un manga si conclude solo quando ha fatto il suo corso, quando la sua popolarità cala. In un certo senso, questo è il suo finale ideale. 

Riflettendo su diversi titoli famosi, ho annuito in segno di assenso. La forza di un manga non sta nel finale, ma nel proseguimento. Pubblicato a puntate su riviste e poi raccolto in volumi, un manga di successo può durare anni, a volte decine di volumi. Per la maggior parte dei lettori, il tempo trascorso ad attendere il capitolo successivo, chiedendosi “cosa succederà dopo?”, supera di gran lunga i minuti nostalgici dedicati al capitolo finale.

 I romanzi (almeno quelli che non fanno parte di una serie) seguono una logica diversa. La maggior parte viene letta in un unico volume, quindi i lettori si concentrano naturalmente sulla conclusione della storia, un concetto a volte chiamato “regola del picco-fine”. Anche se alcune parti della narrazione si trascinano, o alcune azioni dei personaggi sembrano enigmatiche, un finale soddisfacente, un colpo di scena o una scena toccante possono lasciare un segno. Al contrario, un romanzo coinvolgente dall’inizio alla fine ma che termina in modo ambiguo o lascia elementi irrisolti, sarà spesso giudicato severamente. Come lettore, tendo a vivere un’opera in modo cumulativo e a non soffermarmi eccessivamente sulla sua conclusione, ma questa è una prospettiva minoritaria tra gli appassionati di romanzi.

 Se accettiamo che il “tipo manga” sia definito dalla continuità e il “tipo romanzo” dalla conclusione, molte cose al mondo possono essere classificate in questo modo. Le serie TV melodrammatiche, ad esempio, appartengono chiaramente al tipo manga: finché il pubblico rimane, le stagioni continuano; quando l’interesse svanisce, un improvviso colpo di scena o uno scontro finale portano la storia a conclusione. Il cinema, al contrario, funziona più come il tipo romanzo. Paghi un biglietto, guardi un film di due ore e solo dopo i titoli di coda formuli un giudizio, che dipende in gran parte dal fatto che il finale ti soddisfi o meno.

Cosa succede quando applichiamo questo schema al di là delle opere creative? Come sarebbe un partner di tipo manga e un partner di tipo romanzo?

Un partner di tipo manga probabilmente conosce una miriade di ottimi ristoranti e destinazioni di viaggio allettanti. Ti porta ovunque e la noia non ha posto. Con loro, la relazione è intensa, esaltante. Ma tali relazioni spesso finiscono con l’esaurimento. Nascono litigi, il risentimento può mettere radici. La storia si conclude in una sorta di combustione finale, lasciando dietro di sé solo ricordi.

Un partner di stampo romanzesco, al contrario, potrebbe mancare di attenzione o di senso pratico. La relazione è stabile, il che può significare weekend noiosi o una vita senza emozioni. Eppure la probabilità di una soddisfazione finale è alta, e ognuno definisce tale soddisfazione a modo proprio.

Che dire delle aziende di tipo manga rispetto a quelle di tipo romanzo? Del ramen di tipo manga rispetto al ramen di tipo romanzo? Osservare il mondo attraverso questa lente può essere sorprendentemente rivelatore. Spingete l’analogia abbastanza oltre, e quasi tutto può essere classificato come un tipo o l’altro.

Per quanto riguarda i miei romanzi, vengono spesso criticati per il loro finale. Sarebbe giusto dire che non appartengono nemmeno al tipo romanzo.

DEMOGRAFIA E FUMETTI

DEMOGRAFIA E FUMETTI

DEMOGRAFIA E FUMETTI

C’è forse qualche legame tra demografia e vendita dei fumetti? Ovviamente sì, ma non ci risulta esistano studi, e dati, in tal senso. L’Italia è un Paese “vecchio”, solo il 16,8% della popolazione ha meno di 20 anni (fonte: Statistic Times, dato riportato sul secondo numero della rivista Volume) e come ben sappiamo i lettori di fumetti sono principalmente giovani, e anche i lettori più anziani generalmente sono lettori di fumetti solo se lo erano da giovani. Difficilmente un quarantenne o un cinquantenne cominciano a leggere fumetti a quell’età. Con le dovute eccezioni, ovviamente.

In Francia le persone sotto i 20 anni di età, invece, ammontano al 23%, oltre il 6% in più. Inoltre, i francesi hanno una maggiore attitudine alla lettura. Secondo dati ISTAT i francesi tra i 18 e i 29 anni leggono mediamente 24 libri l’anno. La stessa fascia d’età in Italia legge solo 7 libri l’anno.  Appare evidente che se nascono pochi bambini e i giovani sono in netta minoranza diventa difficile “coltivare” nuovi lettori. Inoltre, se l’abitudine alla lettura (di tutto, libri, riviste, ecc.) è scarsa l’emorragia di lettori di fumetti, e non solo, sarà sempre maggiore. 

Tuttavia, in altri Paesi che “invecchiano” quanto e più dell’Italia i lettori di fumetti (e altro) restano moltissimi. È il caso del Giappone, dove le persone sotto i 20 anni di età ammontano al 15,83% (peggio dell’Italia) ma la vendita di fumetti rimane molto alta, seppure da anni in decrescita, anche a causa della concorrenza degli strumenti elettronici, smartphone in primis.

Non abbiamo soluzioni al problema, ma possiamo riflettere su un dato diffuso dalla rivista Il Libraio: nel 2022 sono stati oltre 10 milioni i lettori di fumetti in Italia (10.200.000), rappresentando il 23% della popolazione tra i 15 e i 74 anni. Si tratta di una popolazione varia per età, ma accomunata da consumi culturali forti e vari: sono lettori di romanzi e saggistica nell’84% dei casi, di ebook nel 47%, ascoltatori di podcast nel 40%, di audiolibri nel 19%. Insomma, sembra che la lettura (e la cultura) vada sviluppata complessivamente e trasversalmente. Leggete e fate leggere di tutto, a tutti.